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Dal Concilio Vaticano II a Papa Francesco: 50 anni di comunicazione.
Qualche anno fa, non potevamo immaginare l’enorme sviluppo tecnologico che ha investito l’ambito della comunicazione e di conseguenza i cambiamenti che questo ha apportato nella nostra vita. Oggi è opportuno domandarsi se le nuove tecnologie sono realmente a servizio dell’uomo o se stanno invertendo questa relazione. Desidero condividere una riflessione generale che ci aiuti a capire il processo che abbiamo vissuto nelle ultime decadi e come la Chiesa ha reagito di fronte alla trasformazione della comunicazione.
Uno sguardo indietro
Nel 2013, abbiamo celebrato il 50° anniversario del Decreto Conciliare “Inter Mirifica”, con il quale si concede una sorta di “cittadinanza” ai mezzi di comunicazione, che vengono riconosciuti come strumento importante per la vita della Chiesa, per questo si chiedeva ai pastori di usarli efficacemente.
Senza dubbio, nella fase preparatoria del Concilio Vaticano II, l’ambito della comunicazione non fu considerato come un orizzonte strategico per la Chiesa o per il (suite…)
LA CHIESA CONTRO LA LEGALIZZAZIONE DELLE UNIONE GAY
Dire che la Chiesa in quanto Chiesa si oppone alle unione omossessuali sembra dare l’idea che il matrimonio sia prima del tutto una questione di fede, ciò che non è cosi tranne che la gente lo concepisce cosi. La Chiesa “esperta in umanità”, ha la consapevolezza dell’ampiezza sociale di una tale realtà che sta ai fondamenti della società. La trasformazione della famiglia nella sua definizione non è semplicemente un’apertura e una “chance” data a tutti, ma proprio una trasformazione della realtà del matrimonio perché tutti vi possano entrare. Non è un’apertura del matrimonio ad una nuova categoria di gente che ne sarebbe esclusa prima, ma una trasformazione del matrimonio stesso. Cosa pensa la Chiesa del matrimonio e quali pericoli corriamo con questa tendenza?
Prima di tutto, il matrimonio “non è semplicemente una festa dell’amore e una messa in scena di sentimenti” (che cambiano con il tempo e che metterebbero in precarietà l’unione!! Guardate che ci addolora il fatto che una delle crisi abbia origine in questo quando si dice che non c’è più il calore dell’amore dell’inizio!). Il matrimonio è alla base di un’organizzazione sociale che contribuisce a strutturare le relazioni tenendo conto e mettendo in gioco le differenze tra sessi e generazioni, tra gli sposabili e non sposabili e questo non è in nessun modo una discriminazione. La società è tale che la differenza non costituisce un disprezzo. Mi chiedo perché agli olimpiadi, le donne continuano a competere separatamente dagli uomini senza sentire una discriminazione! È cosi! Non ci sono disuguaglianze per le differenze di fatto e non pensiamo che un aggiustamento legislativo possa cancellarli.
Le conseguenze sulla società non mancheranno con la legalizzazione di tali unioni. Basta ricordare alcuni confusioni che sono fatti (forse di proposito) tra il diritto che sodisfa solo le attese degli adulti senza pensare a quelli dei bambini: qui entra in gioco un(altro tema dell’adozione che è “diritto ai figli”, il che non è uguale ai “diritti dei figli!” La questione pone altre discriminazione quanto allo statuto dei bambini che non avranno lo stesso riferimento. Un’altra discriminazione non minore riguarda la procreazione medicalmente assistita in cui le coppie gay delle donne avranno più possibilità senza “strumentalizzare” un corpo altrui quanto alla gestazione! Non è una discriminazione rispetto agli uomini? Cosa pensare invece del totalitarismo dell’uguaglianza? La storia ci insegna che i regimi che hanno nutrito l’ideologia di un’uguaglianza astratta tra i cittadini, gommando le differenze, sono stati crudeli. Rivisitate la storia!
Per concludere, ricordiamo che la Chiesa rispetta gli omossessuali in quanto uomini con tendenze diversi, ma non sostiene che l’eccezione diventa regola per ristrutturare la società. Inoltre, la morale degli atti umani non riguarda una categoria astratta di gente, ma a ciascuno in quanto capace di atti responsabili. Il suo compito è di allertare l’opinione e fare riflettere. Cosi non si oppone al governo o politica. Ovviamente, non avrà perso se passerà la legge, né nel caso contrario, poiché l’uomo è responsabile delle sue scelte. Occorre illuminarli nella formazione della coscienza con la sua ricchissima e multisecolare esperienza.







