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UMUSI MUKURU W’UBUTATU BWERANDA.
IGISOMWA CA MBERE
Ivyo dusoma mu gitabu c’Imigani 8, 22-31.
(Ubwitonzi bwamye mu Mukama na kera na rindi)
Umve ingene Ubwitonzi bwivuga amazina:
Umukama yandemye kuva mu matangura,
ata kintu na kimwe kirabaho.
Naremwe kuva kera hose,
ibintu bigitangura, isi itarabaho.
Aho navuka, nta nyenga zari bwabeho,
nta masoko y’amazi yariho.
Navutse imisozi itarashingwa,
udutumba tutaratutuza.
Navutse isi n’imirambi atarabirema,
ata n’udutete tw’ivu turabaho.
Aho yaringaniza ijuru,
aho yaca imbibe z’inyenga, narabona.
Aho ibicu vyatangura kureremba iyo hejuru,
aho yegeranya amazi akayaha amasoko,
aho yazigira ibiyaga ku nkombe zavyo,
agashinga itegeko ry’uko amazi atazorenga inzo mbibe,
aho yatera inkingi isi,
naramufasha meze nk’umuhinga.
Imisi yose nari impande yiwe mvuna isambwe,
isi nkayimara nigina,
ngahimbawa n’kubana n’abana b’abantu.
IZABURI 8, 4-5. 6-7. 8-9
Icit. Ewe Mukama Mana yacu,
izina ryawe ni agahambaye
kw’isi yose iyo iva ikagera!
Canke: Alleluya.
Mbe bane, uwitegereje ijuru waremye,
akabona ukwezi n’inyenyeri wamanitseyo,
umuntu we abaye iki ngo umwibuke,
canke umwana w’umuntu ngo umugendere?
Hari hasigaye gato ukamuringaniza n’Imana,
umutera iteka, umutera ishaza;
wamuhaye kuganza ivyo waremye,
ushira vyose munsi y’ibirenge vyiwe.
Vyose, si intama, si impfizi,
mbere n’inyamaswa zo mw’ishamba,
si inyoni zo mu kirere, si ifi zo mu kiyaga,
n’ivyoga vyose amazi yo mu kiyaga.
IGISOMWA CA KABIRI
Ivyo dusoma mw’ibaruwa Umutumwa Paulo yandikiye Abaromani 5, 1-5
(Muri Mutima tuhabanye amahoro y’Imana kubwa Kristu)
Ncuti zanje,
None rero ko ukwemera kwatugize intungane, turafise amahoro ku Mana kubw’Umukama wacu Yezu Kristu. Ni we yaduhaye ukwemera kudushikiriza rya soko ry’urukundo ridutembamwo; maze turahimbawe kuko twizigiye ubuninahazwa bw’Imana.
None rero si ivyo bisa: turahimbawe no mu bitugora, tuzi neza ko ibitugora bizana ubwiyumanganyi, ubwiyumanganyi na bwo bukazana ukurinda, ukurinda kukadufasha kwizera. Na wo uwo mwizero ntutetereza, kuko Mutima Mweranda twahawe yashize mu mitima yacu urukundo rw’Imana.
INKURU NZIZA
Alleluya, alleluya.
Haninahazwe Data na Mwana na Mutima Mweranda!
Haninahazwe Uwuriho, Uwamyeho n’Uwugira ngw’aze!
Alleluya.
Ivyo dusoma mu Njili nyeranda yanditswe na Yohani 16, 12-15.
(Mutima Mweranda atuyoborera mu kinyegezwa c’Imana)
Mu gihe yari mu kuva kuri iyi si ngo asubire kwa Se wiwe, Yezu yabariye abigishwa biwe ati: “Ndacari n’ibindi vyinshi nobabwiye, ariko ubu ntimwoshobora kuvyakira. Aho Mutima nyakuri azozira, azobahishuka ukuri kwose; nkako ntazovuga ivyiwe, azobabwira ivyo azoba yumvise, agireko ababarire ibizoza. Aho nyene ni jewe azoninahaza, kuko azobabwira ivyo akuye iwanje. Ivyo Data afise vyose ni ivyanje; ni co gituma nababwiye nti: ivyo azoba akuye iwanje ni vyo azobamenyesha.”
La violenza: una spada a doppio taglio.
Chi non ha mai sentito parlare della violenza, questo pane, (mi permetterei di affermarlo senza temere di essere contradetto), che non manca quasi mai alla tavola dei viventi? Chi non ha mai sentito lamentele di chi ha subito una violenza, o meglio, chi non ne è mai stato vittima? Eppure, mi presento davanti a voi con la paura di trovarmi davanti ad un auditorio che, invece di essere stato solo vittima della violenza, ha in alcuni modi, forse inconsapevolmente, perpetrato una certa dose della violenza di cui ha subito gli effetti, poiché essa si presenta come una spada a doppio taglio. Che cosa intendiamo sotto questo vocabolo?
Quando agiamo per cambiare una cosa contro la sua natura, quando ci impegniamo à superare ad ogni costo tutti gli ostacoli possibili, siamo spesso nel campo della violenza. Riferita all’uomo, questa potrebbe essere verbale, fisica, psicologica. Esiste pero la violenza delle forze naturali! Esiste la forza dello Stato (che mi guardo di chiamare violenza!) esercitata dalla polizia ad esempio, che si scatena contro i malfattori! Possiamo vivere senza violenza?
Dal punto di vista relazionale, la violenza nasce da un difetto di comunicazione chi non riesce a giungere alla sua meta. Siamo fraintesi, abbiamo timore di non essere capiti, … e cerchiamo come non fallire. Ecco allora cha nascono comportamenti in essi leali, che finiscono a farci violenti. Si alza il tono della voce, non per lottare contro la monotonia del discorso, ma per imporre il nostro punto di vista. Forse è il mio caso adesso, e come verrei che tutti voi foste d’accordo con me! In questo caso, intendo per violenza, ogni atto che mira a superare gli ostacoli reali o prevedibili. Siamo allora vittime del nostro stato d’incertezza che subiamo in primo le conseguenze della violenza verbale e psicologica che esercitiamo sul nostro interlocutore. Chi non si preoccuperà della comprensione di ciò che presenta al consenso dell’auditorio?
Nei media, la violenza fa le prime pagine. Pero, non sono sicuro che loro realizzino quanto i loro commenti possono favorire tanti comportamenti violenti, invece di combatterli. Mi rendo conto che le sottolineature di alcuni dettagli stimolano alcune attitudini, di sui possiamo segnalare il mimetismo diretto o indiretto delle situazioni descritte, una vita fatta da una sopravalutazione del tasso reale della violenza, e ciò avvelena già il terreno che costituisce la fonte per l’indomani del lavoro giornalistico. Vedete qui come sarà difficile di uscire da questo ingranaggio! L’autore diventerà al tempo stesso vittima.
Tentati di oggettivare una situazione in cui siamo ineluttabilmente coinvolti, cosa da fare? Possiamo lasciare l’uso della forza che è un corollario della violenza? Il problema classico sarà che senza la forza, saremo ridotti all’impotenza. E quando la forza senza la giustizia, (intendo qui ciò che è adatto a ogni situazione) si trasforma in tirannia? Che sia fisica, psicologica o di qualsiasi tipo, la violenza è un elemento della relazione umana, a cui non si può non ricorrere, provando soprattutto di comprenderne i meccanismi al fine di servircene con equità, moderazione. Lascio aperto il tema, avendo solo gettato alcune idee che possano orientare lo scambio d’idee.
Che ve ne pare?
LA CHIESA CONTRO LA LEGALIZZAZIONE DELLE UNIONE GAY
Dire che la Chiesa in quanto Chiesa si oppone alle unione omossessuali sembra dare l’idea che il matrimonio sia prima del tutto una questione di fede, ciò che non è cosi tranne che la gente lo concepisce cosi. La Chiesa “esperta in umanità”, ha la consapevolezza dell’ampiezza sociale di una tale realtà che sta ai fondamenti della società. La trasformazione della famiglia nella sua definizione non è semplicemente un’apertura e una “chance” data a tutti, ma proprio una trasformazione della realtà del matrimonio perché tutti vi possano entrare. Non è un’apertura del matrimonio ad una nuova categoria di gente che ne sarebbe esclusa prima, ma una trasformazione del matrimonio stesso. Cosa pensa la Chiesa del matrimonio e quali pericoli corriamo con questa tendenza?
Prima di tutto, il matrimonio “non è semplicemente una festa dell’amore e una messa in scena di sentimenti” (che cambiano con il tempo e che metterebbero in precarietà l’unione!! Guardate che ci addolora il fatto che una delle crisi abbia origine in questo quando si dice che non c’è più il calore dell’amore dell’inizio!). Il matrimonio è alla base di un’organizzazione sociale che contribuisce a strutturare le relazioni tenendo conto e mettendo in gioco le differenze tra sessi e generazioni, tra gli sposabili e non sposabili e questo non è in nessun modo una discriminazione. La società è tale che la differenza non costituisce un disprezzo. Mi chiedo perché agli olimpiadi, le donne continuano a competere separatamente dagli uomini senza sentire una discriminazione! È cosi! Non ci sono disuguaglianze per le differenze di fatto e non pensiamo che un aggiustamento legislativo possa cancellarli.
Le conseguenze sulla società non mancheranno con la legalizzazione di tali unioni. Basta ricordare alcuni confusioni che sono fatti (forse di proposito) tra il diritto che sodisfa solo le attese degli adulti senza pensare a quelli dei bambini: qui entra in gioco un(altro tema dell’adozione che è “diritto ai figli”, il che non è uguale ai “diritti dei figli!” La questione pone altre discriminazione quanto allo statuto dei bambini che non avranno lo stesso riferimento. Un’altra discriminazione non minore riguarda la procreazione medicalmente assistita in cui le coppie gay delle donne avranno più possibilità senza “strumentalizzare” un corpo altrui quanto alla gestazione! Non è una discriminazione rispetto agli uomini? Cosa pensare invece del totalitarismo dell’uguaglianza? La storia ci insegna che i regimi che hanno nutrito l’ideologia di un’uguaglianza astratta tra i cittadini, gommando le differenze, sono stati crudeli. Rivisitate la storia!
Per concludere, ricordiamo che la Chiesa rispetta gli omossessuali in quanto uomini con tendenze diversi, ma non sostiene che l’eccezione diventa regola per ristrutturare la società. Inoltre, la morale degli atti umani non riguarda una categoria astratta di gente, ma a ciascuno in quanto capace di atti responsabili. Il suo compito è di allertare l’opinione e fare riflettere. Cosi non si oppone al governo o politica. Ovviamente, non avrà perso se passerà la legge, né nel caso contrario, poiché l’uomo è responsabile delle sue scelte. Occorre illuminarli nella formazione della coscienza con la sua ricchissima e multisecolare esperienza.






