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Méditations et Homélies diverses

Abbé Lambert RIYAZIMANA

Abbé Lambert RIYAZIMANA

Omilie e Meditazioni.

XIV° D.T.O

Ez 2,2-5; 2Cor 12,7-10; Mc 6,1-6

La Spiritualità dell’insuccesso

                  Carissimi,

Oggi abbiamo un regalo ineguagliabile, veramente ineguagliabile che non ce ne accorgiamo: una spiritualità del fallimento, una spiritualità dell’insuccesso, direi.

Ci sarebbe una tale spiritualità? Vediamolo. Ecco oggi che la Parola di Dio ci parla di Ezechiele a cui Dio non nasconde il suo difficile compito; parlare alle persone che non accolgono :una stipe di ribelli; c’è San Paolo di cui abbiamo delle parole che potrebbero suonarci strane: come è possibile che anche un apostolo come Paolo avesse qualcosa con cui vivere e che lo umiliava al punto da chiedere à Dio  di esserne liberato? E anche la risposta di Dio non è meno sorprendente: Egli non lo libera, ma semplicemente gli ricorda che la sua grazia è l’unica cosa importante.

Non sappiamo quale fosse questa spina (non è qui descritta) nel fianco di Paolo, però sappiamo perfettamente qual è la nostra: Per qualcuno è un difetto, l’arrabbiatura frequente, la mormorazione, per qualcun altro è un vizio o un atteggiamento che non riesce a superare. In ogni caso, la preghiera è l’unica cosa che davvero ci aiuta a capire che, se Dio non ci guarisce, significa che tutto andrà a sua maggior gloria. E tu, e noi, riusciamo ad avere questa fiducia cieca in Lui?

Il vangelo ci parla di un atteggiamento di rifiuto. Tale è stato l’atteggiamento dei compaesani del Signore. Avvolte, siamo convinti che se fossimo stati contemporanei di Gesù, avremmo già risolto tutti i nostri problemi e dubbi di fede. Invece, il brano di oggi ci presenta una reazione diversa.

Qual è veramente il nostro atteggiamento?

1 Come sono stati i contemporanei di Gesù, ci rifiutiamo di progredire nella visione delle cose. Siamo fermi, stabili;…. Nelle concezioni.

Tante volte, abbiamo la tentazione di “immobilizzare” il mio prossimo (marito, moglie, figli) nel suo passato. Che cosa sto vedendo? Non ci credo! Non può mai cambiare, lo so. In questo, non siamo diversi di Giudei. Occorre un’apertura della mente, un’apertura che deve scontare i nostri conservatorismi, routine, e soprattutto scuotere, sballottare i nostri universi tranquilli.

2 La seconda cosa è lo shock della chiesa. I nazareni sono scandalizzati della provenienza conosciuta di Gesù: non è costui il falegname? Al nostro tempo, diciamo, il vescovo, il parroco, un tale sacerdote non è…..Se non lo diciamo cosi; c’è questa tentazione.

Io credo in Dio, in Gesù,alla chiesa? Non, perché è imperfetta. C’è lo shock dei nostri idealismi e non siamo pronti ad accertare le imperfezioni della chiesa di cui siamo tutti membri. Dico subito che questo shock è quel del realismo dell’incarnazione: un Dio nato da noi e che abita con noi.

3 La corsa/ ricerca dei miracoli. Viviamo in epoca in cui tanta gente sta alla ricerca sfrenata dei miracoli. Però, i miracoli compiuti da Gesù non hanno basto a creare la fede dei suoi compaesani. “Da dove gli vengono queste cose?” Siamo spesso portati a chiedere a Dio di intervenire apertamente nella nostra vita! Dio deve scrive il suo nome nel cielo al fine di renderlo evidente a tutti?

4 Adesso mi avvio alla conclusione. Davanti all’insuccesso, Gesù ci fa un esempio. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. Abbattuto dai nostri fallimenti della vita quotidiana, siamo tentati di disperare, ma l’atteggiamento non dovrebbe essere quello. Dio non esige di noi il successo, ma l’IMPEGNO.  Dio non pretende i frutti, ma una generosa seminagione. Tale potrebbe essere la spiritualità dell’efficienza (basta guardare le pubblicità che ci modellano!) che ve ne pare?  

XV° Domenica T. O: Amos7, 12-15; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13

            Per mezzo dei suoi messaggeri (oggi abbiamo letto le pagine di Amos, San Paolo ai Efesini e il grano missionario di San Marco), Dio ha preparato l’umanità, nel corso di una lunga storia che ci ha raggiunto, anche noi, alla venuta del suo Figlio e alla rivelazione della salvezza da Lui portata. Partendo dal popolo d’Israele, il suo amore redentore doveva estendersi a tutti gli uomini. Ecco qui allora il motivo della missione affidata ad Amos, a San Paolo, ai dodici Apostoli, pure a noi qui presenti oggi.

Permettetemi di soffermarmi su alcune parole del Vangelo, senza però perdere di vista le altre letture.

1 Per la prima volta, Gesù invia gli Apostoli a predicare. Oggi, Gesù si eclissa e rimette la missione nelle mani degli apostoli. Per la prima volta gli apostoli si trovano da soli e nel dovere de predicare. E già il tempo/il momento della chiesa che è giunto. Abbiamo un Dio che ci manifesta un’attitudine: Dio non vuole fare tutto, al contrario, Egli ci affida una responsabilità importante, non ci vuole manipolare come le marionette. Ciascuno di noi deve pensare alle sue responsabilità nella comunità cristiana, nella sua famiglia, … perché è compito nostro di fare la missione.

2 Gesù prese gli apostoli a mandarli. Davanti ai cinque capitoli, il racconto di Marco ci mostra Gesù con gli apostoli. Questo è il nostro caso: lo stare con il Signore al fine di essere mandati da Lui. Eccoci oggi, ogni giorno per alcuni di noi, ogni domenica, che siamo riuniti attorno a Lui per ascoltarlo e dopo, c’è l’invio che non è solo il congedo.  Dopo la messa est, andate, la messa è compiuta. E Gesù che ha istituito questo ritmo della vita. Dopo questa celebrazione, quanti avranno la coscienza di essere inviato a testimoniare? Oppure ce ne sono che, durante le celebrazioni liturgiche, sbadigliano annoiati, nella segreta speranza che tutto finisca al più presto! Pensateci un po’ cari miei.

3. Qual è la nostra missione, che cosa riceveremo dopo la messa?

Gesù gli invio due a due. ”Guai a chi è solo, se cade e non c’è chi lo rialzi”(Ga4, 10).Due stanno meglio di uno(Qo4,9). La prima regola: fare squadra, fare comunità. La vita comunitaria, fraterna è già una predica. Questa è la volontà esplicita di Gesù. Quanti di noi non vogliamo essere controllato dai nostri amici nei nostri comportamenti?  Attenzione all’individualismo moderno sotto vari pretesti: lavoro, …. Quanto tempo date alla famiglia? Oppure pensate che se c’è da mangiare, questo basta!

Dobbiamo essere colpito di un fatto: Gesù non dice niente agli inviati su che cosa dovevamo parlare, non c’è messaggio da dare. Solo si limita ai comportamenti, all’attitudine. Non c’è il contenuto dottrinale. Infatti, anche per voi, non v’invio con un certo contenuto dottrinale, l’ho fatto Io durante i miei anni di studio, polo vi raccomando le attitudini. In questo dovrà consistere la nostra conversione, una conversione di atteggiamento. Non è però facile, come lo abbiamo ascoltato nella missione di Amos.

4. San Paolo ci da un modello, egli che sente in lui una gioia di condividere ciò che sente. Forse, non sperimentiamo una gioia da condividere perché i nostri problemi ce ne impediscono. Una cosa e sicura e vera: ogni uomo, prima che appaia al mondo, ha in sé questa chiamata ad un meraviglioso destino: All’immagine di Cristo è concepito dall’ eternità ciascuno di noi. Questo è e deve essere un motivo di gioia e di ringraziamento continuo, ma anche d’impegno. Già adesso, il dono dello Spirito ci è dato come “capana della nostra eredità” in attesa della completa redenzione. Questo deve infondere a noi una gioia incontenibile (da condividere = la vita di missione nel nostro ambiante) pur in mezzo alle varie difficoltà di ogni giorno. Siamo dentro un disegno di Grazia. Purtroppo, che tristezza sulle volte! Pure durante la messa, alla presenza di Dio! Come allora testimoniare di ciò che non viviamo?

XVI D.T.O.B                                            22/7/2012

Ger23, 1-6; Ef 2,13-18; Mc 6,30-34

            Carissimi,

1.Non è compito facile l’essere pastori buoni e fedeli all’interno della comunità cristiana, nemmeno il comportarsi da sagge e docili pecorelle del gregge di Cristo. Siamo aggi radunati per pregare e imparare da Gesù, pregare per tutti i fedeli affinché tutti cerchino di essere comprensivi con i loro sacerdoti (perché non è sempre il caso, ci sono mormorazione che dovrebbero essere immagine credibile di Gesù. Abbiamo da pregare anche per i sacerdoti perché a loro volta, si sforzino di essere padri accoglienti e fiduciosi dei battezzati, che spesso si comportano da pecorelle impazzite e ribelli. Il nostro modello, a tutti noi, e il Cristo, agli che appare contemporaneamente come pecorella in tutto docile al Padre, e come pastore saggio e amoroso del piccolo gregge, ricevuto in affido durante la sua missione terrena. Fortunati siamo noi perché Gesù non è solo il modello, ma anche nostra Ferza nel vivere la nostra missione come pastori e gregge. Perdoniamoci e preghiamo.

“Sbarcando Gesù vide una grande folla…” Perché questa gente appare sfinita? Non c’è niente sorpresa che questa folla sia caratterizzata dalla stanchezza. Siamo infatti una umanità in perdita di senso della vita, una umanità disorientata. La prima cosa che affatica questa gente è che essa costituisce una FOLLA: un raggruppamento di gente senza legame nessun, spensierato incurato, senza nessun preoccupazioni gli uni per gli altri. E veramente una FOLLA. Ciascuno cerca il suo ristoro. Questo dovrebbe richiamarci al nostro essere FAMIGLIA radunata da Gesù. E vero che siamo una famiglia, oppure siamo persona l’una accanto all’altro? Siamo veramente membra dello stesso corpo di  Cristo? Gesù appare a questa gente stanca come il Messia promesso da Dio fin dall’Antico Testamento (Esodo15, 13; Numeri 27,17; Ps22) e soprattutto il passo di Geremia che abbiamo ascoltato.

Gesù è il buon pastore inserito nella nostra vita quotidiana e che prova compassione di fronte alle nostre miserie.

“Gli apostoli si radunarono presso Gesù e gli riferirono tutto ciò che avevano fatto..” E giunta l’ora del reso-conto della settimana di lavoro! Qui vediamo come Gesù è veramente uno tra di noi, perché si è inserito nella nostra natura sociale. Siamo abituati alle riunioni, per fare il punto, valutare l’azione al fine di rettificare ciò che non è andato bene. Appartiene quindi alla nostra natura di esseri di relazioni, di partecipazione. Pure noi, ogni domenica, dopo ogni messa, siamo inviati come apostoli dal congedo del sacerdote. ” Andate la messa è compiuta “– Ite missa est. Per la messa successiva, ci raduniamo attorno a Gesù per riferirgli ciò che ci ha caratterizzato nella nostra missione. Che cosa ho da presentare oggi, dalla mia missione settimanale? Che cosa ho fatto e insegnato? Che cosa sto per offrirgli dalla mia vita?

“Venite in disparte e riposatevi un po’.” Alla fine, una parola sulle Vacanze. Gesù sa che gli apostoli sono in grado di donare la pace solamente quando la possiedono dentro di loro. Essendosi reso conto che sono stanchi, per questo li chiama in disparte. Qual è l’obiettivo delle mie vacanze? Gesù ci deve essere equilibrati, sereni, pacifici. Spesso l’agitazione esteriore conduce alla superficialità, e la vita ha questo doppio ritmo di vita interiore e di attività esteriore. Che cosa intendo trarre dalle mie vacanze? Qual è il valore del silenzio nella mia vita in mezzo alla mia città rumorosa? Quali sono i criteri di scelta delle mie vacanze?                                           

Preghiamo: Signore, hai avuto pietà delle folle che erano come pecore senza pastore e tu hai sacrificato loro un tuo riposo per dargli la tua parola. Fa che nessun di noi si stanchi nell’essere messaggeri del vangelo, dacci un ardore che nessun difficoltà ferma. Amen

XVII° Domenica T. O. B               Napoli,Add. Alla Pigna

2Re4, 42-44; Ef 4, 1-6; Gv 6, 1-15

L’Eucaristia, mistero della fede e vincolo dell’Unità

Carissimi,

1. Il Signore ci invitano e ci accoglie oggi per nutrirci dell’Eucaristia, nonché la sua parola, siamo soprattutto oggi invitati da compiere il nostro impegno fin da permettere a Dio di entrare nel campo della nostra storia. Già dalla prima lettera come nel Vangelo, siamo posta di fronte alla nostra pochezza, alla limitatezza della nostra condizione: venti pani d’orzo; 5 pani, 2 pesci “per sfamare la gente”

Davanti alla mia azione pastorale come prete, davanti alla vostra quasi impossibilità di curare le relazioni familiare (un marito/ una moglie/ dei figli IMPOSSIBILI..), le nostre aspettative sono soddisfate al minimo. Non dobbiamo avvilirci, giacché il nostro compito è semplicemente quello, di “porre segni che permettono a Dio di entrare in campo. Lui, e non noi, è l’unico artefice della salvezza. Però, Dio non sostituisce la nostra azione, non occupa il nostro posto.

2. Un ragazzo, un bambino, per cinque pani e 2 pesci, è entrato nella storia della salvezza. “C’è qui un ragazzo che ha 5pani d’orzo e 2pesci”. Occorre che questo ragazzo accetti di donare quello che ha!(perché non aveva mai pensato a sfamare la folla!). Pensato a questa scena:” C’era una volta un ragazzo che aveva 5pani e 2pesci mentre 5 mila persone non avevano niente da mangiare. Allora guardò tutto per lui e se ne andò a mangiarli, in disparte, all’insaputa di tutti “à zitzit, dirci, ….  “

Per noi, è peggio di questa storia che non c’è stata. Noi, non abbiamo bisogno di nasconderci, mangiamo al visto e al saputo di tutti gli affamati del mondo. Il problema della fame nel mondo non è causato dalla mancanza, ma dall’inegualità e sproporzioni. I ricchi del mio paese hanno da stoccare, da gettare mentre ce ne sono che non mangiano, gli supermercato dell’occidente sono pieni mentre il fame uccide la gente. Attenzione, risponderemo della nostra responsabilità. Il mio parlamento, costatando la miseria(la dimensione/calo del reddito /entrata) si affretta a votare l’ aumentazione degli stipendi dei funzionari dello stato, invece di fare il contrario per condividere quello che c’è :Non conosco il caso dell’ Italia!

3. Abbiamo bisogno di cambiare di visione. “Fateli sedere” C’era molta erba in quel luogo” Leggendo l’episodio di Marco, mi sono reso conto di una cosa: prima i discepoli dissero : ”Il luogo e deserto ed è già molto tardi. Congedali affinché vadano.. e si comprino da mangiare” (V35-36). Quanti pani avete: 5 e due pesci. “Allora ordino loro di farli accomodare tutti, a gruppi, sull’erba verde”. Da dove viene quell’erba verde, quando affermavano prima che il luogo è DESERTO? Hanno cambiato di OCCHIALI, hanno cambiato di VISIONE. E questo che ci manca proprio, e ci mettiamo sempre a piangere, a rattristarci dalle nostre condizioni, perché il nostro sguardo non è LIMPIDO.

Al termine, erano uniste 12 ceste per le 12tribu d’ Israele :Il termine della messa, tocca a noi di portare ai fratelli assenti (per motivi vari) alla celebrazione, ma soprattutto affamati di  Dio. Potremmo addurre il pretesto che i mezzi a disposizione non sono sufficienti. Però, al tempo di Elise, al tempo di Cristo, 20pani o 5pani erano RIDICOLI. I conti non tornavano, c’è voluto un ragazzo ingenuo per risolvere la situazione.

Che cosa dobbiamo dirne?

Anche oggi, Gesù non sa che farsene di “esperti” che offrono soluzioni ragionate: gli servono piuttosto persone ingenue che si offrono come soluzione. Occorre uscire dalla dimensione della proporzione per mettersi in quella della fede. Gli uomini, da sempre, si compiscono nelle persone che offrono ”soluzione miracoli” come stava per essere il caso di Gesù di fronte a questa gente che era in attesa della liberazione della fame, e soprattutto del potere coloniale. Non è un insulto se affermo di noi che rimaniamo con questa mentalità primitiva (pur dicendoci evolute, civilizzate, democratiche) . Al posto dei riti magici, ci sono slogan, promesse folli e ideologie che intrattengono la magia del progresso: Yes we can, (Obama)” il cambiamento, oggi (Le changement, c’est aujourd’hui-Hollande-) ;qual cambiamento?, cambiamo le strutture e tutto sarà risolto! Invece, Gesù ci dice: Cambiate i vostri cuori, abbiate il mio sguardo, punto di vista! Cosi sarà cambiato il nostro lavoro temporale di cui non siamo dispensati (occorre dare 5pani, 2pesci!) cosi cambierà la nostra vita nell’ARMONIA e UNITA.

 

XVIII° D. T.O.  B     

Es 2,4-15; Ef 4, 17-24; Gv 6, 24-35

Il Vangelo secondo Giovanni, specialmente nel suo sesto capitolo ci offre vari discorsi che Gesù ha tenuto nella sinagoga di Cafarnao per spiegare ai credenti il significato della manna ricevuta nel deserto, dove il popolo di  Dio stava nel cammino verso la patria. Anche oggi, noi il popolo nuovo di Dio, siamo invitati a camminare, non solo camminare ma ad attraversare il mare per giungere l’ alta riva.

1. L’uomo non possiede la vita in se stesso, ma la deve ricevere da fuori. E perciò che deve lavorare per mangiare e vivere. C’è una constatazione: la vita gli sfugge perché non riceviamo la vita o il principio della vita eterna. Perciò non ci manca il tormento: dove ci verrà il pegno sicuro del dopo vita?  Infatti, i beni materiali non ci soddisfanno se non per un momento. Quando abbiamo mangiato/ bevuto, la pace non è  trovata. Subito nasce il bisogno di sicurezza,(una casa, il risparmio…), dopo un bisogno di realizzazione, di stima, di fama…. E veramente una scala dei desideri. Gesù non vuole impedirci di avere bisogni, ma ci invita ad amplificarli affinché giungano a Lui, termine ultimo delle nostre Fe sette. Di sicuro, i beni, pure quelli che ci vengono dal cielo, non ci possono rendere migliori da soli. Ne abbiamo un esempio: gli Israeliti, pur avendo mangiato, non lasciarono a mormorare contro DIO. L’esempio sta nella nostra vita, a volte colmata dai beni. E vero che i ricchi sono i primi a rendere grazie a Dio?

Carissimi, il vero dono di Dio che ci calma e disseta la nostra fede. Non è qualcosa, ma qualcuno. La vita cristiana non è un insieme delle dottrine o altre cose ma soprattutto, seguire QUALCUNO.

2. Di che cosa abbiamo bisogno? Attenzione, si nota un fenomeno strano che non risparmia quasi nessun di noi, pure io. Si vede lungo le giornate, sulle nostre strade un comportamento. Succhiare le caramelle, mangiare (non sono soli i turisti che mangiano a ogni momento) masticar i chewing gum e salivare.

Gli studi della psicanalisi si chiedono se sarebbe una REGRESSIONE verso lo studio infantile/puerile di un bambino che si consola delle sue pene, succhiando il suo dito, il suo pollice. Attenzione! Dobbiamo fare attenzione alla superficialità che ci impedirebbe di cercare la vera felicità e il vero bene che ci possa dissetare la nostra persona. Non sono le cose, ma qualcuno: Gesù.

                                   Di che cosa abbiamo fame?

Che cosa vogliamo da Gesù quando veniamo alla messa? Alla preghiera? Qual è la vera sette?

SANTA BERNADETTA DELLA CROCE (Edith Stein): Patrona d’Europa. Osea2,16-22; Ps44(45); Mt25,1-13

Questo brano del vangelo ci parla della saggezza nell’attesa: non solo prender con sé la lampada, con la sua ordinaria scorta di olio, ma anche dall’altro olio di riserva. Si tratta di andare al di là del SOLITO nell’attesa, si tratta della PAZIENZA nell’aspettare l’ora di Dio. Notiamo che tutte queste ragazze si addormentano. Infatti, è facile addormentarsi sulle proprie abitudini e sulle proprie sicurezze. 

L’Attesa è oggigiorno un atteggiamento difficile per noi abituati al premere 2, 3, 4 sul telecomando, abituati al micro onde (in 2 minuti avrò questo).  Perché si deve aspettare se si può avere tutto e subito? Perché aspettare il matrimonio per vivere come marito e moglie? Tutto non costituisce un imparare facendo! Attenzione alla moda! Invece di modellare il mondo con la tecnica, essa ci sta modellando al nostro vivere quotidiano.

Nella notte si alza improvviso un grido: cos’è? Quello dalla terra dei paesi poveri, dai popoli in guerra, dagli anziani abbandonati senza compagnia, da chi sprofonda nell’ANGOSCIA, DAL VANGELO e predicazione domenicale. Di fronte a questo, non sapremo fare brillare la piccola ma indispensabile fiammella della speranza per chi chiede conforto, compagnia, sostegno, amore, se non si ha nel cuore quel supplemento d’olio, cioè un poco dell’energia evangelica. Così, nei momenti come questi, abbiamo perso di entrare con lo sposo, o meglio, abbiamo perso/ mancato un fratello, una sorella, lascandoli nella tristezza e solitudine, nella loro disperazione.

XIX° D.T.O B:     1Re19, 4-18; Ps 33; Ef4,30-5,2; Gv6,41-51

“Il pane della vita, sostegno per il cammino.”

Carissimi, siamo di fronte al rischio dell’incarnazione, quel del rifiuto di un Dio che è venuto ad abitare fra noi ne facessimo un’esperienza diretta fin da conoscere il suo villaggio, il suo padre, sua madre. Infatti, i Giudei dicevano:” Colui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre?” Ecco la ragione, o meglio la pretesa del rifiuto di questa ragione ragionante dei contemporanei di Gesù.  A guardarlo da vicino carissimi miei, non siamo pure noi di versi di loro. Abbiamo, infatti, paura di qlc’1 che ci stia vicino fin da sapere i nostri minimi movimenti. Viviamo oggigiorno un’epoca della PRIVACY della liberta e dell’area che manteniamo perfino nelle piazze pubbliche, sui mezzi di trasporto pubblico. Mi devo scusare ogni volta che tocco del dito un abito di chi mi sta accanto sull’autobus! Che cosa tradire questo? Non è forse questo desiderio di salvaguardare la mia area privata da salire con essa in treno? Siate attente perché una tale chiusura che banisce tutti ad accedere nella mia “ famosa area privata” non diventa anche la chiusura a questo Dio che abitò fra noi, di cui sappiamo il padre e la madre. Siate attenti perché non ci chiudiamo a questo Dio se prossimo da identificarsi al pane quotidiano che portiamo all’altare e che diventa il suo corpo. Scandalo per la ragione che non capisce niente, scandalo per chi non si mette nella disponibilità dell’ ascolto della Parola di Dio, alla quale riserviamo spesso poco tempo, soprattutto nelle prediche della domenica, che seguiamo “annoiati, nella segreta speranza che il prete finisce al più presto possibile per andarsene.” Se non apriamo al prossimo, forse ci apriremo a Dio che invade la nostra vita quotidiana? E perciò non vogliamo di un Dio così vicino che lo releghiamo nel cielo, il più lontano possibile delle mie faccende. E il figlio di Giuseppe, quindi, c’è troppo vicino che non lo possiamo accettare perché Egli sa tutto di noi. Attenzione. 

  1. Cosa ci ispira la lettura come comportamento?

2.1  Abbiamo da adottare l’atteggiamento del profeta Elia (1e lettura) nelle nostre difficoltà del cammino. Abbiamo da mangiare la Parola di Dio ( a cui riserviamo poco tempo, l’ho detto) e il pane de cielo per metterci a camminare. Quanti hanno abbandonato la comunione per vari motivi, soprattutto perché non vedono niente a cambiare nella loro vita? E vero, come guardano con occhi della ragione ragionante, non vedono niente. Si, tale è stato il caso di Elia, dopo aver compiuto il miracolo facendo piovere, è stato” ricompensato”: Volevano ucciderlo che ha fuggito. Eccolo che non capisce e dice: BASTA! Non sono migliore. Cosi siamo noi nella vita, quando ci scoraggiamo. Però, davvero, qdo mangiamo del pane del cielo, subito cominciamo a irrobustirci: Se potessimo pesarci sui bilanci del cielo,e non sulle nostre bilanci della ragione centro sufficiente, di sicuro ce ne renderemmo conto. Non ci avviliamo qlcosa cambia. Così, potremmo camminare40giorni/notte per rinascere all’altra vita, come gli Ebrei hanno passato 40 anni nel deserto per rinascere alla vita della terra promessa (Forse non lo sapete ci vuole 40 giorni nel grembo  materno per nascere = 40 sett × 7 =260giorni =9 mesi)

2.2 Un altro atteggiamento sbagliato è di quelli che pensano credere in Gesù, credere la parola di Dio, senza però credere nella chiesa, sacramento visibile di Gesù e della salvezza. Ci sono vari pretesti: come nella sua realtà terrena, sappiamo tante cose, pure che non vanno bene, allora siamo come i Giudei che non vogliono di queste cose ordinarie. Vogliamo una Chiesa straordinaria come un Dio lontano! La seconda lettura ci ha chiamati alla vita in comunità. Non fare cavaliere solo perché abbiamo un po’ di tutto a casa. Non ce la faremo! Perché vi isolate in mezzo alle città? Elia cerca la fuga nel deserto ma Dio lo conduce lontano, a Horeb, lo conduce al suo incontro. Dove vuoi incontrarlo?

ASTI
XX° D.T O B: Pr 9,1-6; Ef 5, 15-20; Gv 6,51-58

Continuiamo a meditare sulla vita che riceviamo da Dio tramite la sua parola soprattutto in questi giorni (domeniche successive) nel Vangelo sul pane della vita. IL Signore ci chiama oggi ad attaccarci sull’essenziale nella nostra vita, a non perdere il nostro tempo.

Dalla prima lettura, la Saggezza c’è presentata non come una signora seduta in una cattedra, ma come una persona che imbandisce la sua tavola e che invita a banchettare, inviando pure i messaggeri in tutti i punti alti della città per invitare i distratti. Questo passo fa sicuramente profezia dell’Eucaristia. Dobbiamo chiederci allora perché sono cosi pochi quelli che rispondere generosamente a quest’invito a partecipare alla messa del Signore.

Forse, ci mettiamo (sacerdoti e fedeli Xns che partecipano alla messa) a predicare contro chi non frequenta la messa. Il nostro compito non è al contrario quello di fare vedere agli assenti i frutti meravigliosi che producono in noi il nostro partecipare alla messa e alla mensa del Signore? Perché non riusciamo convincerli? C’è un pericolo nelle nostre parole: il pessimismo.

Il pessimismo della seconda lettura ci piace: i tempi sono diventati cattivi. Che belle parole per noi! Il pessimismo verbale non è del nostro tempo ma vecchio/antico quando l’uomo, pure nel tempo di San Paolo. Occorre ascoltare i nostri discorsi. Secondo molti i politici sono corrotti,… (pure se ci fosse qualcuno che non lo sia e che lo dice, non saremmo convinti!) il commissario tecnico della nazionale (calcio) è incompetente, … i Vescovi parlano spesso ce sproposito: il nostro parroco non fa altro che chiedere i soldi ….  Le prime parole dei TG: scontro,… incidente,…. Attentato …. L’area che non ha giunto a destinazione (come se fosse l’unico a viaggiare …).

Una saggezza dice: quando fa buio, non serve a niente maledire l’oscurità, occorre invece accendere una luce. Infatti, la luce fa vedere e siamo ormai all’epoca del “Fare vedere” con la T V. (da 1 secolo). Abbiamo comunque bisogno di prendere saggiamente atto del brutto tempo, e in conseguenza impegnarci a renderlo migliore.

  1. Come lo facciamo?

Bisogna fare nostra la parola di Gesù, fare nostro il suo corpo (incorporarcelo) perché ci comunichi il principio della vita che non subisce il pessimismo, dato che garantisce (migliore) il presente: Ha la vita eterna e assicura il futuro di cui abbiamo paura: Io lo risusciterò! Questo lo dovremmo capire subito perché siamo generalmente disposti a capire le situazioni della vita ordinaria: il cibo di origine animale/ vegetale è stato vivente prima di essere consumato per mantenere in noi la vita, il principio biologico della vita. In Gesù, è diverso il cibo e cosi è diverso perciò il principio che ci comunica. Il nostro problema è che abbiamo distaccato la vita ordinaria dalla vita di fede. Non ci dovrebbe essere questo scorto. Nella vita ordinaria (anche se non c’è più per causa dell’incarnazione!), la pubblicità del cibo per dimagrire, per stare bene nella salute, per realizzarsi , come si mostra il bene dell’acqua San Benedetto, del cioccolato …; lo capiamo subito. Non abbiamo da chiedere dimostrazioni. Lo stesso discorso pronunciato all’ambone diventa incomprensibile. Perché? Proviamo oggi di vivere la fede al livello ordinario.

SAN ROCCO (1295-1327)

Nato a Montpellier (Francia)

Figlio di un governatore francese di Montpellier, è stato un figlio nato nella vecchiaia come una ricompensa alla preghiera dei genitori che muoiono presto qdo Rocco aveva solo 20 anni. La tradizione racconta di questo bambino miracolo che è nato con una croce rossa sul petto. Venduti i suoi beni, parti per Roma, chiedendo elemosina e assistendo gli ammalati e i poveri, operando guarigioni miracolose. Rocco ha vissuto a Roma per 3 anni senza farsi conoscere al Papa. Tornando nel suo paese, Rocco fa colpito dalla peste in nord dell’Italia e si ritirò in una capanna nella foresta, dove, ogni giorno, un cane gli apportava il pane, come intervento del cielo.

E arrivato a Montpellier come straniero, perché non fa più riconosciuto del suo zio che lo mise in carcere dove morirà dopo 5 anni, accusato di essere spia. Dopo ai suoi funerali, fu riconosciuto grazia alla rossa crocettina del petto. Dalla sua storia è nata l’espressione: San Rocco è il suo cane.

Festa di San ROCCO:  Mombarone (Asti) 

Letture. : 2Cor 12,5b-10; Lc 9,1-6

      Carissimi,

di fronte alla nostra missione, Dio ci invita a non fargli diaframma per le nostre doti umane che ci impediscono di essere trasparenza di Cristo. Non abbiamo da fare figura di Eroe come non lo è stato Rocco che se avesse voluto esserlo, sarebbe rimasto nel suo paese. Neanche, il gran Santo Apostolo Paolo perché è tormentato al suo interno come all’esterno. La prova maggiore dell’autenticità del suo mandato è proprio la sua fragilità che permette alla travolgente opera di Dio di apparire in pienezza. Ci vuole pazienza e accettazione di se stesso. Noi, non sappiamo quale fosse la spina nel fianco di Paolo, però, sappiamo qual è LA NOSTRA: un difetto, un vizio, un atteggiamento che non riesco a superare. La preghiera sola ci aiuta a capire che, se Dio non ci guarisce, tutto, però andrà a sua maggior gloria. Dal Vangelo che abbiamo ascoltato, non ci dobbiamo allora avvilire che tutto non vada bene, o meglio, non sembra andare bene. La fiducia nella provvidenza di Dio ci aiuterà, se vi crediamo, se crediamo prima in tutto ciò che proclamiamo e facciamo. Tal è il senso delle Parole: non prendete nulla per il viaggio. E com’è sconcertante (a) vedere la nostra ansia, inquietudine per l’indomani! Non bisogna essere esperto per leggere la tristezza sulle nostre facce, pure qdo siamo davanti a Dio ascoltato la sua parola nelle nostre celebrazione cosi fredde! ( i cristiani dicono di essere salvati, ma non lo paiono, disse Nietz….) La guarigione di cui parla il Vangelo non è prima del tutto quella dalla peste o dei tumori .., perché c’è una pesta tremenda dalla disperazione e dello scoraggiamento. Ci vuole il condividere la nostra gioia che riceviamo da Dio, ci vuole una vita che veramente è luminosa di Cristo. Ci aiuti questa festa di San Rocco a gioire nella nostra vita, anche sé qdo tutto non seniore andare bene, g… c’è la pesta multi forma.

  Asti: ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (2012)

1. Stiamo celebrando una delle feste più care e più sentite, soprattutto per quello che significa. Maria Santissima al termine della sua vita terrena, è passata per la morte, ma il suo corpo non ha subito corruzione, e ora partecipa alla gloria del risorto. Tutto quello che Maria ha vissuto con il suo corpo, grazie al suo corpo, tutte le sue relazioni, come quella del vangelo che abbiamo letto, le sue fatiche, le gioie e le sofferenze, la trepidazione e le speranze,… tutto è entrato nell’eternità.

Mettiamoci allora a contemplarla nella gloria perché ciò rinnovi in noi la certezza che la meta del nostro pellegrinaggio terreno è il cielo, il Paradiso: essere come Maria nella gloria, essere con Cristo risolto.

2. Perciò, il Signore non ci chiede di compiere imprese strabilianti, di impegnarci in gesti straordinari: un nostro sorriso e un saluto(la gente di oggi non si saluta più) sono sufficienti per comunicare ai fratelli (alle sorelle) la grazia che salva, perché siamo ripieni di Dio. Soffermandoci al Vangelo di oggi, non sarebbe sorprendente che non ci parli dell’assunzione di Maria, né della sua morte, ma del fatto dell’incarnazione che ci rapporta alle realtà semplici della vita quotidiana. Siamo oggi davanti ad una Scena umile, semplice, umana, però piena di significato. Qui, lo Spirito Santo si serve di 2 pance di queste 2 donne per propagarsi nell’ umanità. Carissimi, questo dovrebbe richiamarci al rispetto del nostro corpo, oggigiorno strumentalizzato (super-strumentalizzato) soprattutto il corpo femminile. Basta vedere le diverse pubblicità, non ho niente da insegnarvi! Mi devo fare capire: rispetto ≠ suresaltazione!

Le letture di oggi ci invitano per altro a un ottimismo vitale nelle diverse difficoltà della nostra condizione umana. Infatti, qual è questo segno grandioso: questa donna ammantante di sole, che sta gridando per le doglie e il travaglio del porto? Ci affrettiamo spesso a dire che è Maria. Così, questa lettura non ci riguarda più. Prima di tutto, tale cosa parla dell’umanità nella sua storia. Le notizie della T V, dei quotidiani … ci parlano ogni giorno di questo tragico spettacolo. Ma dobbiamo riuscire a dare senso alla sofferenza umana, al dolore. Riusciamo a vedere nella nostra inevitabile sofferenza uno sforzo del parto della nostra redenzione? Oppure siamo in preda delle folle promesse della tecnica che promette l’eliminazione totale del dolore: l’aspirina, il telecomando (per non alzarmi e andare a cambiare il Canale). Non siamo di quelli che vivono la legge del minimo sforzo? Siate attenti perché rimaniate voi a modellare il mondo per la tecnica e non il contrario!

4. In fine, una parola “sulla” chiesa. Nel magnificat, vediamo la proclamazione della condizione umile della verro di Dio, però ci sono parole di una rivoluzione: … ha spiegato la potenza del suo braccio …, …. Ha rovesciato i potenti dai troni ….(Un renversement). Dal canto impariamo:

– La misericordia di Dio non delude mai nelle sue promesse.

-L’investimento delle situazioni umane

A volte, ce ne sono che affermano che la chiesa è ostile al cambiamento. Però, come lo fa notare l’emancipatore Nero Martin Luther King, la chiesa, per il vangelo, ci porta al nostro ideale e dignità di Figli di Dio e apre i nostri occhi alla nostra destinata. Dopo che ci siamo resi conto della nostra condizione, ci siamo alzati per scuotere le catene a noi imposti dai poterti (le rivoluzioni) ma purtroppo, non siamo rimasti fedeli alla chiesa per che ci indicasse la giusta e vera via per acquistare/ conquistare la vera libertà. Abbiamo da seguire la Parola di  DIO. Che questa festa ci aiuti!

XXI° Dom. T.O Anno B    Gs24, 1-18b; Ef 5, 21-32; Gv 6, 63-68

“Da chi andremo Signore?”

1. L’uomo ha in mano il proprio destino e può sempre e liberalmente rifiutare il dono di Dio e la comunione con Cristo. Per altro, l’uomo è creato per vivere la relazione di amore con Dio, il quale deve continuamente scegliere tramite gli atti quotidiani. Ciò non vuole dire però che l’adesione alla fede sia una conquista dell’uomo, bensì un dono del Padre che va chiesto costantemente. C’è un errore frequente … è pericoloso di credere che per stare con Dio e vivere la sua legge, basta sceglierlo una volta solo nel battesimo. Invece, si tratta di impegnarci nel risceglierlo sempre, innovando il nostro impegno di mettere in pratica la sua Parola. Come lo abbiamo ascoltato nella prima lettura, la nostra vita , non solo quella di folle, ci pone di fronte a scelte che continuamente ci provocano e ci chiedono da che parti vogliamo stare: ogni evento della vita, per quanto piccolo passa sembrare, ci deve aiutare a riscegliere Dio e il suo regno. Non c’è una vita normale e ordinaria che non venga legata alla fede, perché non siamo da un l’atto, fedeli cristiani,e da un altro, semplici cittadini.

Oggi, stiamo vivendo un epoca impregnato di superficialità e di trascuratezza, perché non ci vogliamo impegnare fin in fondo. La cosa si mostra nei rapporti familiari trai coniugati, dove il rapporto tra marito e moglie dovrebbe andare vissuto senza banalità e mancanza di rispetto. Quale sarebbe la causa di questo? Non si deve riflettere sull’aspetto odierno dell’USA e GETTA che va creando in noi un altro modo. Non c’è un momento della vita che non valga la pena di essere curato. Che tanta gente viva il matrimonio prematrimoniale, alla prova, sono di questo avviso che questo non aiuta!” Pouvons-nous vivre à l’essai?” Abbiamo da riscoprire la bellezza di una vita familiare degna, all’immagine della relazione che sussiste tra la chiesa e il suo sposo, Gesù Cristo.

Carissimi, la trascuratezza di cui stavo parlando ci prosegue e ci impone a volte di diluire la verità per non perdere la popolarità, la compagnia, però ci troviamo di fronte a ciò che avremmo evitato. Oggi, Gesù non ci va per mezzo-termini: “Volete andarvene, anche voi?” A volte, il discorso della chiesa si rivela come insostenibile. Perché? Il problema, ve lo assicuro, non sta nel discorso in sé, ma nella nostra mancanza di fede, e vorremmo portare il messaggio divino al nostro livello. Basta sapere che la fede non è prima del tutto un insegnamento, una dottrina che sia chiara e comprensibile in tutto, ma soprattutto la Fiducia in una persona, una rinunciazione alle mie propri luci del ragionamento per affidarmi ad un altro “Quado mi affido a qualcuno, non avrò da chiedere tutto ad ogni passo del cammino! La vita senza curve(amakona, amakorosi) non esiste. Però, come abbiamo distaccato la vita di fede della vita a casa nostra, non c’è problema qdo vado nella città, pur non vedendola dall’inizio del percorso! Chi vi ha detto che tutto si potrebbe capire in un momento! La vita di fede non è un premere 2,3,4” come sul telecomando! Attenzione! Se desideriamo sinceramente operare la nostra salvezza, meno ci preoccuperemo dei dubbi eventuali (che non ci mancheranno mai) come non ci preoccupiamo di che cosa è al di là della curva!”Signore, da chi andremmo?”

III° Domenica PASQUA C

Letture: At 5,27b…41; Ps29; Ap 5, 11-14; Gv 21, 1-19.

0. Il Vangelo di oggi ci mette davanti a due scene : la prima conclude le apparizioni e come Gesù non rimarrà più con i discepoli, al meno nel modo in cui è sempre stato con loro, questa prima scene si prolunga nella seconda nella quale Pietro viene rinvestito dalla missione di reggere e pascere il gregge nel nome del Buon Pastore (Gv 10,1-19).

1. Nel vangelo, Giovanni ci dà un’indicazione di luogo molto eloquente. La terza ed ultima apparizione del Risorto avviene sul mare di Tiberiade. Come lo abbiamo già meditato dalla Pasqua, le prime apparizioni furono nel chiuso del Cenacolo di Gerusalemme, mentre, oggi, siamo all’aperto, alla riva del mare. Questo mare generalmente indicato come lago di Galilea o di Genesarete, non lo è oggi. Infatti, Tiberiade è stato costruito dai Romani in onore dell’imperatore Tiberio, in onore del colonizzatore pagano. Per questo carattere di Tiberiade, gli Ebrei non frequentavano la città. Quest’indicazione cioè, all’aperto, nel mondo perfino pagano, è importante allora per questo nostro tempo della nuova evangelizzazione che non ha (e non deve avere) confine. Il vangelo è destinato fin dall’inizio a irradiarsi al di là dell’antico Israele, per diffondersi lungo le vie del mondo. Non ci sono più stranieri, soprattutto tra coloro che hanno accolto il Vangelo!

2. La seconda idea che possiamo vedere nelle letture di oggi, è che questa esperienza del Risorto dovrà sperimentarsi nel vissuto quotidiano, nella vita attiva, qualsiasi sia. Purtroppo, il nostro mondo ha la tendenza di escludere il Vangelo (sottointeso il cristianesimo che glielo porta) nella vita pubblica, riducendolo ad una cosa privata. Giovanni dice che l’apparizione è stata come “preparata dall’attività di pesca che svolgono Pietro e i discepoli. Sono in tutto sette, numero che sta per parlarci della totalità della Chiesa che è mandata à pescare sotto la guida del peccatore diventato pescatore degli uomini. Infatti, è Pietro che prende l’iniziativa di andare à pescare, e sarà anche lui a tirare la rete a terra: vediamo qui la missione apostolica diretta da Pietro. Prima di mandarci a pescare, Gesù ci ricorda che la pesca degli uomini, l’avventura dell’apostolato è possibile solo obbedendo alla sua PAROLA, nella sua presenza. Per tutta la notte, infatti, questi esperti nell’arte della pesca non hanno preso niente. Vale a dire che il mondo si attiverà sempre nel buio della notte, ignorando che Gesù lo chiama nella luce dell’Alba, come quella della risurrezione, indicando le modalità della pesca. È Gesù che ci dà da mangiare, non illudiamoci: ”appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra e del pane” e mangiarono. Adesso possono completare con il frutto della “loro” pesca; portate un po’ del pesce che avete preso ora. Non abbiamo forse invertito l’ordine, poiché è proprio quando ci manca qualcosa, quando non riusciamo a avere il necessario, che ci torniamo allora al Signore? Continuando cosi, cosa potremo fare? Ripartiamo quindi dall’umiltà per nutrirci dalla povertà della fede che sarà colmata dalla bontà di Gesù: la nostra azione non è prioritaria! Non è possibile altrimenti.

La seconda lettura ci presenta un esempio di semplicità e d’umiltà per la nostra vita che deve essere di lode dinanzi alla maestà divina: abbiamo sentito parlare di una lode cosmica che viene elevata all’Agnello da tutte le creature celesti. Gli anziani, come per dare forza alla loro lode, si “prostrano” dinanzi all’Agnello. Con il loro corpo, manifestano l’Adorazione e la devozione verso il Risorto. Come non possiamo buttarci nel lago come lo fece Pietro, abbiamo lungo la giornata, questi gesti umili e semplici, ma efficace: un genuflessione davanti al santissimo Sacramento, alzare le mani quando lo si deve fare, un semplice e consapevole gesto di inclinazione di testa quando passiamo davanti a una Chiesa, che è presenza del Signore. Cosi guardiamo al nostro cospetto la presenza di Gesù.

3. La terza idea sarà allora possibile per chiunque che si riconoscerà umile lavoratore nella vigna del Signore. La triplice professione dell’amore di Pietro ci è offerta oggi come modello. “Pietro, figlio di Giovanni, mi AMI…? Tu lo sai che TI VOGLIO BENE”. Vediamo nella risposta di Pietro la nostra incapacità di corrispondere pienamente all’amore incondizionale che chiede il Signore. Mentre Gesù chiede l’Amore : Agapè (MI AMI?) Pietro risponde con la Philia (Ti voglio bene). Dopo due tentativi, direi cosi, il Signore scende al livello delle possibilità che possa offrire il povero pescatore/peccatore che è Pietro, che sono io, che sei tu: “Simone, figlio di Giovanni, MI VUOI BENE? Ecco come è paziente Gesù quando ci affida la sua missione. Che siamo orgogliosi! Che superbia da parte nostra!

Quante volte mi lascio illuminare da questa prospettiva della Parola nello svolgimento del mio lavoro quotidiano? Oppure rimango come i capi del Sinedrio che sono rimasti nel passato, pur essendo familiarizzati con la Scrittura, chiudendosi al vero senso della presenza del Signore che non è la liberazione d’Israele dal potere romano, ma dalla schiavitù del peccato della chiusura alla grazia. Non abbiamo paura allora, Gesù non sta per contare quanto è stato grande la nostra debolezza, ma ci chiede solo la nostra umili e disponibile collaborazione, il resto, ci penserà sicuramente.

Sia lodato Gesù Cristo.

La Conversion.

LA CONVERSION, QUE FAUT-IL CONVERTIR ?

Fautes d’égoïsme ressortissent tous nos désirs de paraitre et manèges pour nous faire valoir : ostentation, mensonges, excuses vaines, exagérations, indiscrétions destinées à montrer que nous savons ; refus de reconnaitre nos défauts, d’amour propre, trouble consenti ; dureté en paroles, en jugement, manque de charité soit par légèreté, , soit par sentiment de préférence aux autres.
Fautes de sensualité, tout ce qui est paresse, laisser-aller, gourmandise, immortification, affection trop sensible, lectures, imaginations, rêveries, mollesse, découragement, négligences, jalousies et envie, omission du bien, résistance à la grâce, crainte du bien.
Notre imagination repasse et remâche tout ce qui est sujet de colère, indignation, découragement, tristesse, mélancolie, elle grossit tout, nous met dans la chimère, l’irréel.
Notre sensibilité est ou obtuse et froide, sans générosité à se donner ou trop frémissante, passionnée ; prenant tout au tragique, excessives dans les manifestations, indiscrète dans ses demandes, mal réglée ou déréglée, d’enfant gâté.
Feindre de connaitre ce qu’on ne connait pas, exagération en parlant de soi, citer les paroles d’autrui avec demi bonne foi, désirs et manigances pour être remarqués, se faire prier, se faire plaindre, liberté de parole, de jugement sur autrui, paroles trop libres, regard de mondanité, …
Notre intelligence : si frivole, si incapable d’application continue, jugeant vite, sévèrement en mal ; superficielle, étroite, séduite par les apparences… énigmatique, mystère à nos propres yeux ;
Notre volonté : débile, agissant par à coups; faible et cassante, docile aux influences mauvaises, peu perméable aux bonnes, portée à la dissipation, vaniteuse, butée, obstinée devant de faibles obstacles de sensibilité comme un mulet devant un ruisseau ;
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L’HUMILITE
 –      Parler le moins possible de soi même
–       ne pas se mêler des affaires des autres
–       accueillir la contradiction avec humour
–       ne pas s’arrêter aux défauts des autres

–       céder face à la volonté des autres

–       accepter insultes et injures

–       accepter de se voir mis à l’ombre

–       rester poli et délicat même si quelqu’un vous provoque

–       ne pas chercher à être admiré et aimé

–       ne pas se retrancher derrière sa dignité

–       ne pas chercher à avoir le dernier mot dans les discussions

–       choisir toujours le plus difficile

–       n’être ni tranchant ni prompt dans ses paroles

–       ne rien ajouter au bien, le dire simplement

–       oublier ses bienfaits, jamais ses bienfaiteurs

–       accepter d’être repris par l’acte le meilleur

–       chercher à ses défauts un censeur véridique

–       face au succès jamais de folle vanité

–       s’estimer de cœur le plus petit de tous

–       se faire peu servir mais prodiguer des services

–       aux frères l’honneur, à toi le sacrifice

–       au mérite d’un autre, s’empresser d’applaudir

–       savoir s’abaisser afin de grandir

–       ne point épier les torts où le prochain s’oublie

–       des parts, laisser toujours au prochain la meilleure

–       soulager le malade, consoler celui qui pleure

–       croire qu’en son office, un autre ferait mieux

–       envier, chercher les petits qu’on évite

–       se mettre au plus bas et sous les pieds des autres

–       à qui vous foule aux pieds, vouez un grand amour

–       quoi qu’il advienne enfin, tenez-vous satisfait…

QUAND QUELQU’UN…

  • Quand quelqu’un est malade, tu pries
  • Quand quelqu’un se réjouit, tu ris
  • Quand quelqu’un pleure, tu accours
  • Quand quelqu’un meurt, tu offres ta vie
  • Quand quelqu’un crie, tu tends l’oreille
  • Quand quelqu’un maudit, tu bénis
  • Quand quelqu’un n’en peut plus, tu fais tout en double
  • Quand quelqu’un s’obscurcit, tu jettes la lumière
  • Quand quelqu’un s’écroule, tu tends la main
  • Quand quelqu’un souffre, tu prends son fardeau
  • Quand quelqu’un désespère, tu espères pour deux
  • Quand quelqu’un s’éloigne, tu approches
  • Quand quelqu’un s’absente, tu te rends plus présent
  • Quand quelqu’un tire vers l’arrière, tu attends
  • Quand quelqu’un regarde en arrière, tu regardes en avant
  • Quand quelqu’un n’en peut plus, tu peux toujours pour lui.

 

 

Inyigisho: Ugusengera mu mutima.

NUSENGE SO WAWE ARI AHIHEREREYE

UKUMENYA GUSENGERA MU MUTIMA.

Centre Lavigerie Gitega

INYINJIZO.

Mu kurema umuntu, Imana yamugabiye ubuzima nyabwo. Umuntu nawe, aho yacumura, yarafutanije iyo ngabire ntangere y’ubuzima. Kugira ngo naho kamere ya muntu isubire kugira ubuzima bwiza, Imana yo nyene yararungitse Umwana wayo, Jambo ry’Ubuzima. Atubwira ati: « Naje ngo intama zironke ubuzima, kandi ubuzima bwuzuye » (Yoh.10,10). Ubwo buzima ni agasase k’Ubuzima bw’Imana nyene. Mu kubudusangiza (Iyoh.1,2-3), Imana irabuteragira muri twebwe, natwe tukabwakira mu kwemera: bwadutashe mw’Isakramentu ry’Ibatisimu (Yoh.3,3-8.16).

Ico Imana ishaka ni uko ubwo buzima tubuzigama (I Tesal.4,3.7) maze bugakomera, bugakura, kandi bukagwira; ni nka kurya nyene Yezu yabugereranije n’akabuto ka senapi gaterwa, kagakura, kagacika igiti kinini, gisagaraye kandi cama (Mat.10,31-32). Ugukomeza no gukuza ubwo buzima ni yo nzira y’ubweranda tugenderamwo dufise umwizero w’ukuzoshikira ubuzima budahera twemerewe n’Imana (Tito3), aho tuzobona Imana imbona nkubone (Ivyah.22,4) tukaronka urugori rw’ubutungane (II Tim.4,8).

Ubu rero tukiri kuri urwo rugendo, dusabwe gukora kugira ngo ubwo buzima bugwire (Mat.20,1-7) be no kurwana indwano nziza (II Tim.4,7). Inyigisho y’Ekleziya iratumenyesha uburyo twokorera ubuzima bw’Imana muri twebwe kandi tukaburwanira. Uburyo bukuru ni butanu: ukwakira Ijambo ry’Imana, ukwakira no gukomeza ubuzima turonka mu masakramentu, ugusenga, ukurondera no gukomeza ingeso nziza, n’ugusangira urugendo rutujana i bukama. None rero ugusenga ni imwe mu nkingi zishigikiye ubuzima Imana yatugabiye kandi bwagenewe kuramba mu buninahazwa bw’Ijuru. Imana yaremanye umuntu iteka ryo kuyirondera, kuyishikira no kuyaga na Yo. Mbere dufashe akarorero ku Barundi, turategera iryo teka muri rya jambo abavyeyi bavuga mu guhoza umwana ngo: « Ese Imana yakumpaye icompa tugahura nopfukama nkayisenga… ». Ariko rero umuntu yarondera Imana ahujagirika kandi akayisenga ahushagura kubera kamere yiwe yazingamitswe n’igicumuro ca Adamu. Ibitabo vyeranda biratwereka ingene Imana yonyene yagiye iragarura umuntu kugira ashobore kuyisenga yo nsa kandi neza, n’umutima uyiyobokeye. Aho Imana ishakiye kwegera abantu mu kurungika Jambo wiwe yigize umuntu, uwo mwana w’Imana yarigishije abiwe gusenga mu kubamenyesha uwo basenga, mu kubaha akarorero ko gusenga no mu kubabwira ingene bosenga neza.

Yezu rero yategekeye abiwe kutavuga menshi mu gusenga; yarabamenyesheje ko Data ari we basenga, umuvyeyi abakunda, none ko bomwerekezako umutima bamwishimiye.Yarababwiye kandi ko Data bomusengera ahiherereye: «Weho rero ni washaka gusenga, injira haruguru hiherereye, wugare urugi, uheze usenge So wawe ari ahiherereye; na we So wawe abona ikitaboneka azobikwishura » (Mat.5,6).
Natwe abakristu, twaramenye ko aho hiherereye ari hamwe nyene Mwana w’Imana yama akunda kwigira ngo ahwane kandi ayage na Se, amusenga mu gacerere. Twaramenye kandi ko aho hiherereye ari ho Data ashaka guhwanira n’abiwe kugira ngo abayagire na bo bamwishure. Twaramenye kandi ko aho hiherereye Imana yishakiye kuyagira n’abayo ari mu mutima w’umuntu: « Igihe kiraje, mbere kirageze, aho abasenga nyagusenga bazosengera Data mu mutima no mu kuri, kuko abasenga gurtyo ari bo Data ashima.» (Yoh.4,23).

Hasigaye rero ko umuntu akundira Imana kugira ngo umutima wiwe ube koko « Ingoro y’Umwami ». Papa Yohani Paulo wa II avuga ko ukutamenya kwinjira aho hiherereye, kugira ngo umuntu asenge nya gusenga, ari uguhomba rwose. Avuga ati: « Abantu benshi boshoboye gusenga mu mutima mugabo ntawabibigishije. Ariko tumenye: igihe abakristu batagize ico kiyago co mu mutima, baragoyagoya, ibikorwa vyabo bikaba nk’ikinjanja casirana, nakwo ukwitwararika ivy’Imana, iyo kutazimanganye, kugatituka »

Tugiye lero kugerageza gutegera hamwe ugusenga mu mutima ico ari co, twongera turondere kumenya uburyo bwo gusenga Data gurtyo.

IGICE CA I: UGUSENGA NI UGUSERUKA MU NYONGA
Z’IMANA.

1.Igisabisho.

Twihweje ijambo « igisabisho », dusanga riva mu rivuga « gusaba » riteweko ingobotozo -ish-. Igisabisho rero ni ico umuntu akoresha mu gusaba. Mu gusaba Imana dukoresha amajambo, ivyiyumvro canke ivyipfuzo twerekeza kuri yo, tuyiserurira ikiri ku mutima. Irivuga « gusaba » ryabaye nk’iryamize ayandi majambo avuga ico tubwira Imana ingene kiba kimeze: gukenguruka, guhaya, kuninahaza, guhereza, kuzamba, gushimagiza. Muri izo mpande zose, igisabisho ni ico dukoresha duserurira Imana ikiri ku mutima.

Igisabisho cinjira mu gusenga .Ugusenga ni igikorwa c’ukwegerta no guseruka mu nyonga z’Imana.Ariko nta muntu yoshobora guseruka imbere y’Imana ngo bahwane, bayage kandi banywane, Imana yo nyene itaje ngo imwiyereke, imukwegakwege, imuyagire,…Ugusenga rero ni igikorwa rusangi gisangiwe n’Imana be n’umuntu: Imana iravuga kandi irakora, umuntu na we akakira kandi akishura.Umukama yaciye inzira imuzana iwacu kandi idushikana i wayo: iyo nzira ni Yezu Kristu, ni We Rembo (Yoh.10,9).

Kubera ko ari igikorwa rusangi c’Imana n’umuntu, ugusenga ntiguhera mu bisabisho tuvuga (prières orales). Cane cane ugusenga kurangwa n’agacerere, aho twegera Imana, tukayumviriza, tukayihweza, tukinovora ivyiza vyayo. Aho hose ntidushobora kwakira, kwumviriza no kwiyumvamwo ivyiza biva ku Mana, tutari mu gacerere gakwiye. Iri jambo tuzorigarukako hanyuma.

2. Ugusenga gushemeye.

Ugusenga ni ugushira imbere ivyiyumviro canke ivyipfuzo vyiwe. Uwusenga ntatumwa n’ubukene bwiwe canke bw’isi. Ntasenga araba icamuka mu gusenga. Haba mu kuvuga ibisabisho, haba mu gacerere, ugusenga ni uguseruka imbere y’Imana.

a). Ko ugusenga ari uguseruka imbere y’Imana, ugusenga bishemeye ni ukureka Imana ikagira ubuzima uko ishaka (fiat). Ica mbere, ni ugushira imbere Imana, ni co kibanza cayo, n’umwanya wo gusenga ni umwanya wayo; ugusenga ni ukwinjira mu mugambi idufitiye kandi ifitiye isi. Ivyo rero bisaba ko usenga yikurako ibifashi n’ibisabagiza umutima, kugira ngo yishire yizane mu nyonga z’Imana, muri we ata kizitiye Imana iza kumuramutsa.

b).Ko atawushobora kuyaga n’uwo atazi, ugusenga gushemeye gusaba gushira imbere Ijambo ry’Imana kugira dusenge Imana tuzi (Yoh.4,22), nk’uko Yezu Jambo w’Imana nyene yayitumenyesheje (Mat.11,27): ni Data. Ijambo ry’Imana riradutyorora, riratugaburira, riratumurikira, riraduhingura,…Rimeze nka ya mvura idasubira iyo yaguye iva itaranguye ico uwayirungitse yari yatumbereye. Ni ukwakira rero Ijambo ry’Imana rikatuyobora, twemera rwose ko ridushikana.

c). Ko ugusenga ari ukwinjira mu mwanya w’Imana ituyagira kandi ihindura ubuzima bwacu, ico gikorwa kidusaba gufata umwanya ukwiye wo kuyegera, kuyumviriza no kuyishura. Umutima wakira ishaka ry’Imana ubanje kuvomerwa mu mwanya ubereye kandi utagereranije. Turakeneye kumenya gusobanura (discernement), mu bidutera tutiteguye canke mu bidufatira, ibikwiye n’ibidakwiye kutubuza gusenga mu mwanya ukwiye. Ivyo twishingira (mes raisons) n’ivyo twishakiye (mes volontés) ni tumenye kuvyigizayo.

d). Baravuga ko igisabisho gishobora gufasha umuntu guhunga ibigoye n’ibibabaza mu buzima. Ariko ugusenga nyakwo gutegerezwa kutwinjiza mu mibereho y’isi kugira ngo tuyihindure. Ukubona uko ubuzima buri gutegerezwa gutuma dusenga . Kandi ugusenga kudufasha kubona no gufata ubuzima uko buri mu minwe y’Imana, tugashobora rero guhimbaza ubuzima mu Mana no kuninahaza Imana mu buzima.

3. Icerekana ko ugusenga gushemeye ni ivyamwa
gusasagaza mu buzima.

Ivyo vyamwa vyamuka ku gusenga gushemeye vyibonekeza cane cane mu buryo bubiri: umutima uhinduka be n’ukwuzura n’abandi.
a). Umutima wahindutse ni urya uteze nk’irembo, maze ukaba unogeye Umukama, umwishimira rwose. Uwumaze kugabana uwo mutima ntaba acihambirira ku gushaka kwiwe, ku kazina kiwe canke ku bushobozi bwiwe. Yezu ni karorero kuzuye k’uwo mutima unogeye rwose Imana. Igihe yari azigirijwe n’amagorwa atagira uko avugwa, ni we yavuze ati:
« Dawe, ndaguhereje umutima wanje » (Luka 23,46)
« Dawe, nkiza iyo kalisi, ariko ntibibe nk’uko jewe nshaka, ni
bibe nk’uko wewe nyene ubigomba »(Mar.14,36).
Ni we kandi yigishije abiwe gusenga n’uwo mutima:
« Dawe, izina ryawe ni rininahazwe, ubwami bwawe ni buze, ivyo ushaka ni bigirwe… »(Mat.6,9-10).

b). Ukwugururira umutima abandi, ukwuzuza na bo n’ugusangira na bo ubuzima. Ivyo bifatiye ku kwiyumvamwo y’uko turi umwe muri Kristu, ko turi abamwe kuko turi ingingo z’umubiri umwe. Ukwo ni ko vyari mu bakristu ba mbere, bari begeranijwe n’ugusangira igisabisho n’Ijambo, be n’ukumanyura umukate w’ubuzima. Muri ubwo buryo, barafashanya kwikingira ngo isi ntibamire. Bashira vyise hamwe, bagasangira, gurtyo isangiramutima rikajana n’isangiratunga.

4. Ibikenewe kugira ngo haboneke ugusenga gushemeye.

Kugira ngo umuntu ashikire ugusenga gushemeye, hari ibintu ngombwa bimwe bimwe ategerezwa gushikako mu gushikirana n’Imana.
a). ukurondera ishaka ry’Imana tukaryihambirirako kugira ngo kandi turirangure, twigana Yezu Mwana w’Imana. Aho twigana Yezu we yitavye Se mu kuvuga ati:
« Dawe, ndaje ngo ndangure ico ushaka »(Hebr.10,7).
« Infungurwa yanje, ni ugukora ico uwantumye ashaka,
n’ukurangura igikorwa ciwe »(Yoh.4,34).

Ukurondera n’ukurangura ishaka ry’Imana, bisaba gusobanura no gutegera ico Imana ishaka koko; bisaba kwakira ico Imana ivuga kandi itegereza ngo tuvyiyumvemwo; bidusaba mbere kubaza Imana duti: »Mbega Dawe unshakako iki? »

Turakeneye kumenya gusobanura kuko ico Imana idushira mu mutima kimeze nk’’ingano zimera hamwe n’urwamfu rw’imbizi, n’impengamiro, rw’ivyipfuzo, rw’ibishika n’ivyo tumenyereye kugenderamwo. N’iyo ivyo bitoba ari bibi, si ukuvuga ko ari vyo Imana iba itwoheje. Ikibereye kandi Imana ishaka tukimenya buke buke, kandi ntivyoroshe kubera ko umuntu akunda kwihambirira ku vyiwe . Ni na ho mbere umuntu akenera icabona c’Imana, « directeur spirituel », ariwe muntu afasha kubona no gusobanura neza ibibereye n’ibitabereye.

b). Ugushinga ingingo n’ugutora uburyo bwo kurangura ico Imana ishaka kandi yatweretse, kandi tukabirangura nk’uko ibishaka nyene, tudafatiye ku bituryohera canke ku bitworohera.

c). Ukwama maso kandi ukararira kugira ngo ivyiza Imana ishaka ko tugenderamwo ntibihave biduca mu myanya y’intoke ngo bizimire. Bisaba rero ko umuntu aguma araba ko ayoborwa na Mutima.
5. Ugusozera.

Intumbero y’ugusenga ni ukwuzura n’ukunywana n’Imana. Uwusenga arifashisha ibisabisho yerekeza ku Mana. Ariko ugusenga nyakwo kurangwéa n’agacerere. Ni ho Yezu Kristu rero yabwirije abiwe basenga Data kwinjira mu gacerere k’umutima kugira ngo ico gikorwa bakirangure gishimwa: abasenga mu mutima no mu kuri ni bo Data ashima.

IGICE CA II: INYIGISHO ZA TEREZA W’i AVILA
YEREKEYE INTAMBWE Z’UGUSENGA.

Umweranda TEREZA w’i AVILA aratwigisha amabango y’ingazi idugana urondera kunywana n’Imana mu nzira y’ugusenga . Uwo Mweranda abanza gutandukanya imyanya ibiri mikuru iri mu gusenga havuyemwo ukuvuga ibisabisho (prières vocales).

II.1. Umwanya witwa « ascétique » canke « actif ».

Muri uwo mwanya ni ho haba icitwa »oraison ordinaire ».Aho ni hamwe umuntu asenga mu muzirikano (oraison de méditation), canke mu gushira imbere igishika c’uurukundo (oraison affective), canke harya yiyorosha arondera kwibera imbere y’Imana (oraison de simplicité). Muri izo ntambwe z’uwo mwanya wa « oraison ordinaire » uko ari zitatu, dusenga dufashijwe n’inema zisanzwe: « Umutima urakunda kandi ugakundwa, urarondera kandi ukaronderwa, urahamagara kandi ugahamagarwa » (Thomas d’Acquin, Opuscules 5). Hinge dusobanure mu ncamake izo ntambwe zitatu.

1. Ugusenga kujana n’ukuzirikana.

Ukuzirikana ni umwimenyerezo wikwiye mu kwunganira urya arondera gutera imbere mu bweranda. Umuntu ategerezwa kuwugira ukwawo kandi neza, nubwo bishobora gushika Imana ikaza nk’umushitsi, mu gihe co kuzirikana, maze uwusenga akinjira muri wa mwanya twita « mystique » canke « contemplatif ». Mbere uzi kuzirikana neza ni we ashobora n’ukugabana n’uwo mwanya « contemplatif ».Tuvuga lero ko uzirikana neza asa n’uba yugururiye irembo ubwihwezamana.. Tubanze lero twihweze ukwo kuzirikana neza ingene guteye.

a. Ukwitegura: umuntu abanza kwiyumvamwo ko aserutse mu nyonga z’Imana ishaka kumuyagira. Arihereza Imana akayishikanako. Arongera agasaba umuco wa Mutima Mweranda.

b. Ugusoma canke ukwumviriza neza Ijambo umuntu aramutse azirikana.

c.Ukuzirikana ni ukurondera gutegera, n’ubwenge bumurikiwe n’ukwemera, ukuri Imana ishaka kuduhishurira mw’Ijambo ryayo. Ukubona n’ugucakira ukwo kuri maze kugashika mu muzirikanyi, ni co gikuru kigize intimatima y’ukuzirikana ( la pénétration de la vérité).

d.Ukuzirikana kandi ni ukunoganza Ijambo ( ruminer) kugira ngo ricike imfungurwa nyayo y’ubuzima. Uzirikana arinoganza mu kuryerekeza ku buzima bwiwe.Ariko rero urama umenya ko ukuzirikana gufise intambamyi kama: hakenerwa ko umuntu yama maso (attention); ariko ugusamara nakwo kukama kuyerereza ubwenge. Umengo ukwiyumvira kwama kuvyara ubusamazi, ubwo nabwo bukaza bubangamira ukuzirikana.

e.Ukuzirikana nyakwo kuvyara mu mutima igishika co gukunda ukuri bwa bwenge bwabonye, maze ukwo kuri kugataha umuzirikanyi nk’itunga canke nk’iciza gihimbara uzirikana. Niho lero hakurikira igisabisho (élans du coeur) umutima werekeza ku Mana kubera iciza wagabanye, mbere usenga agasaba n’inema yo gushikisha ico ciza mu buzima. Aho rero ni ho haba kwa gusenga gufatiye kukuzirikana Ijambo ry’Imana. ni yo ntambwe ya mbere y’ugusenga mu gacerere k’umutima. Ukwakira n’ugutegera Ijambo bitegura ikiyago (colloque) uzirikana asangira n’Imana.

f.Uzirikana aca ashika ku ngingo y’ico yokora uwo musi kugira ngo ico yazirikanye kiranguke mu buzima, gurtyo Ijambo ry’Imana rishobore kumuhindura no kumukuza mu bweranda.

g.Ugusozera: Haba igisabisho co gusaba, co kwihereza, co
gukenguruka, co kuninahaza, …

Menya: None rero umenyereye kuzirikana mu buryo bukwiye,
harya ageze mu kiyago be n’Imana, birashoboka gushika
ko yumva Mutima We Mushitsi w’umutima wiwe,
yugururiye irembo Imana yo nyene ije imugana, ikaramutsa,
ikamugabira (expérience mystique). Muri ico gihe aca yiyo
rosha, akanyereza ubwenge, akareka Mutima akamuyobora,
akaja mu ntambwe zikurikira z’ugusenga, mbere Mutima
akamushikana no muri « oraison contemplative ».

2. Ugusenga n’igishika c’urukundo.

Usenga amaze guseruka mu nyonga z’Imana, agatekanya umutima, araheza akumva ko Mutima amwosha kuyagira Imana ikiri ku mutima mu kuyininahaza, mu kuyambaza, mu gutangarira ubukuru n’ubwiza bwiwe, mu kuyibwira urukundo ayifitiye canke mberre mu kuyitura imyitwarariko n’ibibabaje umutima (Zab.33; Sam.1,9).Ugusenga gurtyo kurafasha kwizera rwose Imana, kuyitega amatwi, kwitura mu maboko y’Imana Muvyeyi, kwitanga no gukunda bose.

Akunguko ko gusenga gurtyo ni kanini cane: usenga arumva uruhoza mu mutima rumushimisha rwose, akiyumvamwo ingene Yezu ari umugenzi amuzanira amahoro n’akanyamuneza, kandi agatangarira Yezu mu nyifato yiwe atubera akarorero k’imico myiza: ukwicishabugufi, ukugira impuhwe, ukwitonda.

Ariko kandi hari intambamyi dushobora gusangamwo.Usenga arashobora kwishinga arondera ibimuryohera (sentimentalisme), akaguma arondera kugabana ivyo yipfuza aho kumenya guhanga amaso Yezu ngo amubere akarorero amugabira kandi amwihishurira nk’umukunzi w’umutima wiwe. Kandi usenga arashobora kwihenda, yiyemeza ko ateye imbere cane mu gusenga n’ugukunda Imana kubera ivyiza yiyumvamwo kandi bimushimisha.

3. Ugusenga n’umutima utekanye kandi woroshe.

Muri iyo ntambwe y’ugusenga, umutima uba umaze kwegeranya ubushobozi bwawo: bwaba ubwenge, kwaba ugushaka, ziba imbizi, nta na kimwe kiba kigisabagiye, gurtyo rero usenga araheza akinjira wese mu mutima kandi agaseruka wese imbere y’Imana. Wese aba yoroheye Imana, yishize mu minwe yayo kandi atekanye, kuko aba yacubije ivyiyumviro n’ibimushika afashijwe n’inema zisanzwe Imana yama yadutabaje. Aho rero turumva ko agacerere kaba kamaze gukomera. Usenga arakundira rwose Imana imukwegakwega, akayegera, agatangura gutangarira ivyiza Umukama amugabira (regard intérieur intuitif), bikamushika, akiyumvamwo cane igikorwa ca Mutima. Ni co gituma bavuga ko ugusenga gurtyo ari « oraison de contemplation acquise » .

Umaze gushika kuri urwo rugero rw’ugusenga mu gacerere gakomeye n’umutima utekanye, araronka ingabirano za mbere za « contemplation infuse » . Imana iriko iramuramutsa iramuraba ryiza, nawe akumva ko ivyiza biriko biramutaha, akumva ko uwo mwanya umubereye mwiza. Umutima wiwe uba watanguye kwinjira mu gihe co kwuzura n’Imana (vie unitive).

Usenga gurtyo amenyera kubona Imana no kuyegera n’igishika c’urukundo, ibiremwa na vyo akabibona n’amaso y’ukwemera aberanye n’uko Imana ibishaka. Ako ni akunguko gakomeye usenga hakura.

Ariko kandi hari n’intambamyi irimwo: ni ubusamazi kubera ivyiyumviro biva mu bwenge-nyererezi (imagination) no bwenge-kigega (mémoire). Usenga aguma arwanya ivyiyumviro bitajanye n’igikorwa arimwo.

Aho nyene kandi muri iyo ntambwe nyene, n’aho usenga ahakura uruhoza rw’umutima, kenshi birashoboka ko yumva agumirwa, ntiyumve ko ibintu bitera imbere nk’uko yavyipfuza. None ni kubera iki?
Cane cane ni ukubera ko, muri ico gihe, Umukama atutura kamere y’umuntu wa kera , kugira ngo aremareme umuntu mushasha (le spirituel) . Nkako, umuntu aba yari asanzwe yitwararika kurondera ubweranda no gusenga akoresheje inkomezi ziwe asanganywe. Araheza rero agashika ahantu ananirwa, kuko aba ageze kure, agakenera rero ukuboko kw’Imana. Imbere y’ico gihe, usenga aba yahora ameze nk’umwana agihekenyerwa, mbere akaguma ku vyo Imana imuha bimushimisha ariko atarondera Imana yo nyene ubwayo. None rero imusaba kutavyihambirirako, kugira ngo atsinde « amour-propre » kandi ashobore kugabirwa n’ibiruta.

Ugusozera.

Izo ni zo ntambwe zitatu zigize kwa gusenga twita « oraison ordinaire », aho umuntu asenga akoresheje inguvu ziwe nayo Imana ikamufashisha inema zisanzwe. Ariko twarabonye ko mu ntambwe ya gatatu ya « oraison de recueillement ou de simplicité » usenga arondera gutekana no kworohera Imana mu gacerere kuzuye (contemplation acquise), na yo Imana ikamuramira mu kumutekanya no mu kuvomera umutima wiwe (contemplation infuse ou mystique) n’inema zisanzwe: ni kwa kwinjira rero muri wa mwanya ugira kabiri witwa « mystique ».

II.2. Umwanya witwa « passif » canke « mystique »
canke « contemplatif ».

Uwo mwanya « mystique » urangwa n’uko Imana ishika mu mutima w’uwusenga be n’ukumuramutsa. Urangwa kandi n’uko Imana ikora kubw’inema zayo zidasanzwe (grâces mystiques), kandi ikagumya usenga muri « passivité ». Uwo mwanya wa « oraison contemplative » urimwo intambwe 4 zitandukanywa n’ingene umuteramyi yiyumva muri imwe imwe.
II.2.1. Ugusenga mu mutima uruhukiye mu Mana,
ari co bita »oraison de quiétude ».

Muri iyo ntambwe y’ugusenga, ugushaka ntigukora. Ububasha n’urukundo rw’Imana biragusagira kukamera nk’ukuboshwe, ariko usenga akumva ivyiza agabana bikamutera agahimbare kenshi. Ingabirano y’ubwitonzi ni yo ituma usenga yiyumva gurtyo. Uko gusenga kurangwa n’ukwibera mu mahoro y’Imana,kuko umuntu aba agabiwe inema yo kuba umwe na yo.

1. Turabe bimwe bimwe mu vyerekana yuko usenga yashitse muri iyo ntambwe y’ugusenga :

a). Usenga yumva umutima wiwe utashwe n’Imana, akiyumva mu mutekano ukomeye atari bwashikemwo, akumva ko hari akantu kanyurira mu mutima ariko bikamara akanya gatoyi.

b). Muri ico gihe, Imana irihariza ugushaka ntikube kugikora; ubwenge bwo burakora, ariko ku buryo na bwo nyene budatoba amahoro umutima urimwo. Rimwe na rimwe umuteramyi arashobora kugira « sécheresse contemplative », ntagire ico yumva agabana, kubera ko Imana yamaze kuboha « umuntu wa kera », ubwenge n’ugushaka na vyo bitagikora uko bisanzwe. Muri ico gihe rero, umutima urashabora kugira ico wongorera Imana, gurtyo bikorohereza umuteramyi kubandanya gusenga.

c). Muri ico gihe kandi umuteramyi arashobora kuryoherwa mu buryo bushasha, hakaza n’akanyamuneza. Ariko kandi aranashobora kubabara kubera ukuremerwa n’ubuntu bw’Imana. Umutima urabandanya kubona igikorwa c’Imana ukagitangarira.

2. Muri iyo ntambwe umuteramyi ategerezwa kumenya kwakira inema ahabwa mu gusenga n’umutima uruhukiye mu Mana. Baravuga ko abakristu bazi kwakira izo nema ari bake. Kubera iki?

a). ukugene babayeho kurashobora gutuma badasenga bikwiye kandi mu mwanya muremure.
b). Ukutamenya uburyo bw’ugusenga gushikana neza mu bwuzure n’ubunywanyi bw’Imana .
c). Ugutwarwa n’ibikorwa vyinshi, hanyuma usenga ntagire akanovera k’uguseruka mu nyonga z’Imana.
d). Ukutagira ukwiheba gushitse n’uguhozako mu nzira y’ukuyoboka n’ugushimisha Imana.

None rero, inema z’ukwuzura n’Imana zitaha umutima uteze nk’irembo kandi urangwa n’urukundo rwuzuye. Ivyo none bisaba iki?

1° Bisaba gushira imbere ingeso y’ukwicisha bugufi be n’ukwiyegurira Imana yo Muvyeyi twizera kandi tukishimira rwose. Birakenewe cane kuko muri ico gihe umuteramyi arashobora kugabirwa ingabirano y’ubwenge imuzanira umuco wo gutegera ibinyegezwa vy’Imana (vie illuminative). Atitonze rero, arashobora kwishiramwo ko adakeneye ivyabona canke abahanuzi bomufasha gusobanura ibintu n’ibindi no gutera imbere. Aho ni ho havuye abantu biswe « quiétistes ». Mu bisanzwe, uko umuteramyi arasirwako n’umuco w’Imana, ni ko ategerzwa kwibona ko ari ntamagara n’umucumuzi, agaheza akifata ruto mu nyonga z’Imana.

2° Bisaba ukumenya kwiheba rwose.
Imana yuzuza urukundo ushobora kurwitaba no kuyihebera rwose. Ugukunda mu buryo butabereye n’ukwihambirira ku bintu no ku bantu, ku vyiyumviro no ku bishika, ni intambamyi ruhasha izibira inzira y’ukwuzura n’ukunywana n’Imana. Ukubura inguvu zo kwiyonkora ivyo bintu, ugasanga umutima ntushoboye kwakira ibitubabaza n’ibitugerageza, kurwanya utugeso tubi n’ibicumuro be no kwikorera umusaraba, ni co cane cane gituma umuntu adatera imbere mu bumwe n’Imana.

3° Bisaba kandi ukumenya kworohera Mutima Mweranda.
Paulo mweranda ni we atubwira ati: « Ntimubangamire Mutima Mweranda » (Ef.4,30). Ahandi naho ati: « Ko tubeshwaho na Mutima, ni tuyoborwe na Mutima… » (Gal.5,25).

Inema ziufasha kwuzura n’Imana zigwira uko usenga amenye kwaira ingabirano za Mutima, cane cane iz’ubwitonzi n’ubwenge. Ugukundira Mutima atwosha ivyiza gutuma ingabirano ziwe zishika kandi zigakomera mu mutima, zigaheza rero zikatugwiriza inema zitunywanisha n’Imana.

II.2.2. Intambwe z’ugusenga wuzuye kandi unywanye rwose
n’Imana.

Tereza w’ i Avila atubwira ko abateramyi benshi bashika mu ntambwe y’ukuruhukira mu maboko y’Imana, ariko ko ari bake bayirengana . Abarenganye rero, Mutima w’Imana arashobora kubayobora mu ntambwe zitatu za nyuma z’ugusenga aho umutima uguma usagirwa kuruta kandi uhingurwa rwose n’Imana: ni co citwa « union mystique » .

Ukwo kwuzura n’ukunywana n’Imana ni ingabire; ntawuyironka ngo ni uko avyipfuza. Ico umuntu agira ni ukubandanya kugorora umutima awutegurira kwakira ingabire z’Imana: mu buzima bwiwe, abigira mu gukomeza ingeso nziza no mu gukuza agacerere n’umutekano mu mutima.

Muri ubwo bwuzure, Imana irumvisha ko ihangamye ariko ntiyiyerekane uko iri; umuteramyi ntamenya uko Imana iri, mbere biramunanira n’ukuvuga ingene wenyene ameze. Hinge rero tugire ico tuvuze ku ntambwe imwe imwe.

1. Ugusenga n’umutima unogeye Imana rwose.

Ugusenga n’umutima unogeye Imana rwose ari co bita « oraison d’union pleine » kuba hamwe ubwenge n’ugushaka vyuzuye n ’Imana maze bigasagirwa rwose n’igikorwa ca Mutima Mweranda. Umutima uratahwa n’Imana ku buryo ushobora n’ukwishika. Nta busamazi buba bukigora umutima, kandi uwusenga ntaba akirambirwa n’ukuguma mu Mukama, na none ubwenge ntaco buba bugikora, kuko Imana iba yiharije umutima. Inema z’ubwuzure Imana igabira umuteramyi zirahingura rwose umutima.

2. Ugusenga kurangwa n’ukujanwa mu Mana.

Bamwe bavuga ko iyo ntambwe y’ugusenga ari iy’ukureshanya kw’Imana n’umuteramyi. Ugusenga gurtyo kuba harya umutima umaze kwinjira mu Mana; amayira yose atuma umuteramyi yumva canke yiyumva ntaco aba agishikana mu mutima. Ugusenga gurtyo kurangwa cane cane n’ukujanwa wese mu Mana.. Akarorero k’ukwo kujanwa n’Imana tukabona nko kuri Paulo Mweranda (2Kor 12,1-3).

Muri ico gihe, umuteramyi ntabura ububabare. Hariho mbere bamwe, nka Marthe Robin, basangiye amagorwa gurtyo na Kristu mu kubabara kweranda kwiwe.

Hari abadategera ukurahwa kw’umutima be n’ukujanwa mu Mana, bakavyitiranya n’indwara zimwe zimwe batubwira muri « psychiâtrie » . Ariko biratandukanye. Urwaye izo ndwara yerekana ibimenyetso vy’ugushikwa mu mubiri wiwe n’ugusabagira (agitation), be n’amajambo adatonze… Ariko uwugabiwe ukujanwa mu Mana, umutima wiwe uguma utekanye, wiharijwe n’ububasha-nyoberane bw’Imana. Kandi igihe umuteramyi ariko araheza iyo ntambwe y’ugusenga, agaruka atekanye neza.. Vyose rero biba mu mahoro, ata kintu na kimwe giharavye muri we.

3. Ugusenga kurangwa n’ubunywanyi buhebuje bw’imitima.

Ubwo bunywanyi buhebuje ni co bita « oraison de mariage spirituel » y’Imana n’umuteramyi. Ni yo ntambwe ya nyuma uwusenga ashobora gushikira, kandi ni intangamarara y’ubuhirwe bwa bwa buninahazwa Umukama yadutegurira: « Hahiriwe abatumiwe mu bugeni bw’Umwagazi » (Ivyah19,9). Muri iyo ntambwe, umutima uba usagiriwe n’urukundo rw’Imana, ntuba ukirahwa kuko uba uri mu bumwe bwuzuye n’Imana.

Ugusozera.

Izo ntambwe z’ugusenga tuzishikirizwa mu nyigisho ya Ekleziya. Umweranda Tereza w’i Avila ni we yatomoye neza izo ntambwe zigize inzira ijana kandi igashikana mu mutima w’Imana..

Kandi iyo nzira si iyo kurondera Imana kure. Kubera ko Imana yishakiye kuza iwacu, maze umutima wa muntu ikawugira Ingoro yayo, iyo nzira ni iy’ukwegera n’uguhura n’Imana yo mushitsi w’umutima wacu. Tuzohava tugerageza gutegera ingene iyo nzira ishobora kubera umuteramyi ngufi kandi irashe, igaheza rero ikitwa « oraison du coeur » .

Twarabonye ko ugusenga ari igikorwa rusangi c’Imana n’umuteramyi. None imbere y’uko dusigura ubwo buryo bwo gusenga, birakenewe ko tumenya ingene Imana irangura igikorwa c’ukuduhuza n’ukutunywanisha na yo. Ni yo nyigisho tugiye gushikako mu gice gikurikira.

2. Ijambo « oraison du coeur » rivuga iki?

a) Ijambo « oraison » riva mu kilatini « orare », ni ukuvuga gusenga.
Ukwo gusenga nakwo ni ca gisabisho kiva ku mutima kandi gishika ku nyota.

b) Ijambo « oraison du coeur » ni kwa gusenga mu mutima no mu kuri (Yoh 4, 23).
Oraison du coeur ni umwanya wa twe n’Imana, umwanya wo guhwana n’Imana tugahura buhure, tukayaga, tukanywana, tugacudika kandi tukuzura na Yo.
Ni kandi ikiyago c’uwumvirije Imana, akanyurwa, maze Ijambo yakiriye rikamubera inkoramutima, maze nawe agatangara, akishura mu mutima utekanye no mu gacerere. Iyo nyishu ni igishika kivuye ku mutima wartyorowe, wanyuzwe n’akayago k’Imana kandi utekanijwe na Yo; ni yo nyishu y’urukundo y’uwusenga nyagusenga ari we muteramyi. Kuri urwo ruhande « oraison du coeur » ni igisabisho co mu mutima.

c) Twibaze:

1. Mbega ku bwawe, aho usanzwe ugeza ubu, oraison du coeur ni iki?

2. Mbega uramaze kugerageza igisabisho co mu mutima?
Wiyumvisemwo iki mu mwanya w’ico gisabisho?

3. Ingorane ubona zibangamira ukwo gusenga mu mutima ni izihe?

4. Hari uburyo ubona bwo kuzikiza?
d) Inyishu zimwe zimwe:

1. Ugusengera mu mutima ni iki?

1. Igisabisho c’imvamutima aho tuba umwe n’Imana.
2. Ukwinjira mu mutima ugahura n’Imana, ukanywana na Yo, mbere
Mutima akishongora muri wewe (murmures de l’Esprit).
3.Mu kwinjira mu mutima, « ahiherereye », mu ndiba y’umutima.
4.Kwibera imbere y’Imana mu gacerere.

2. Muri « oraison du coeur » wiyumvamwo iki?

1. Akanyamuneza n’agahimbare. 5. Inyota yiyongera.
2. Ugusoma « nturi » mu Mana. 6. Ukuremurukwa
3. Igishika c’urukundo. 7.Ugutekana mu mutima n’ukurema.
4. Ukuryoherwa 8.Amahoro mu maboko y’Imana.

3. Ingorane zibangamira « oraison du coeur ».

1. Ugusamara kubera ivyiyumviro. 6. Ukwemera kugoyagoya.
2. Uguhunikira mw’itiro. 7. Ukwikunda n’izindi
ngeso mbi.
3. Uburuhe n’ukuremerwa. 8. Ukugaduka ku mutima.
4. Amagara make y’umubiri n’umutima. 9. Umwanya n’igihe
bitabereye.
5. Ikibanza kitorohereza.

4. Uburyo bwo kuzikiza.

1. Ukwibabaza n’ukurwanya
ingeso mbi. 6.Ukwitegura neza.
2. Uguhereza Imana icatuzitiye. 7.Ugushaka gutuma uhozako.
3. Ukumenya kugira agacerere
mu mutima. 8.Ugutora ikibanza kibereye.
4. Ukwigira inama yo gutsinda. 9.Ukuruhuka neza.
5. Ugusaba Imana iyo ntsinzi. 10.Ukumenya guhanuza.
11.Ukwirukira amasakramentu kenshi.

III.IGIKORWA C’IMANA MU MUTIMA W’UMUTERAMYI.

Twaramaze gutegera ko igikorwa c’ugusenga ari rusangi: gisangiwe n’Imana be n’umuteramyi. Turakeneye gutegera ivyo Imana irangura kugira ngo tumenye gukundira Imana n’ukworohera igikorwa ca Mutima Mweranda we Ndongozi n’Umwigisha w’ugusenga .

« Data aba muri jewe ni We yigirira ibikorwa vyiwe.
(…)unyemera azokora na we nyene ibikorwa nkora;
ndetse azokora n’ibiruta, kuko ngiye kwa Data;
Data nawe azobaha uwundi Mutabazi muzokwamana imisi
yose. (…)Muramuzi kuko abana namwe kandi ari muri
mwebwe. Ni We azobigisha vyose yongere abibutse ivyo
nababwiye vyose (Yoh. 14,10.12.16-17.26).

Ico gikorwa c’Imana mu mutima w’umuteramyi kiranguka mu ntambwe zose z’ugusenga, haba mu mwanya witwa asc‚tique canke mu mwanya mystique. Aho hose Imana iratyorora kamere ya muntu, igatekanya umutima kandi igatunganya umuzirikanyi n’ugushaka, gutyo umuteramyi akagabirwa inema y’uguhwana n’ukwuzura na Yo.

III.1 Igikorwa c’Imana mu mwanya « asc‚tique » w’ugusenga.

Birashika ko umuntu yahora asenga neza kandi yitwararika guteza imbere ubuzima bw’umutima aciye ku masakramentu no mu ngeso nziza, hagera igihe yumva bihinduka, maze ntabe aki banguka mu vy’Imana mbere bikanamubihira, ukamengo Imana yamukuyeko amaboko.Bishitse lero akihebura agaheba n’ugusenga, n’uko aba atarategera ingene Imana ikora mu ntambwe yose y’ugusenga,ntaheze ngo amenye ko biva ku Mana.

1. Muri ico gihe, Imana iramwonkora ku biremwa, ikamutyororera impengamiro-kama, igatuma uyo muntu yihambirira kuruta kw’ishaka ryayo. Twovuga yuko ukwo ariko Imana imuvana mu Misiri ikamucana mu bugaragwa, imutegurira kwinjira mu gihugu c’amata n’ubuki. Ukwiyumva usenga yahora arondera akoresheje ubushobozi bwiwe busanzwe kuragabanuka, nayo Imana ikamugaburira imfungurwa y’umutima atarasanganywe twogereranya na ya mana yo mu gahinga, imukomeza mu ngeso ndoramana. Cane cane Imana ikora mu kurwanya muri twebwe impengamiro zitabereye n’ingeso mbi zisivya inzira irora ku Mana.

Inkurunkuru muri izo ngeso ni ubwishime, umwina w’ivy’isi,ubunebwe n’ishari. Ubwishime butuma usenga yishimiriza mu vyo akorera Imana, gurtyo akibara uko atari. Umwina w’ivy’isi nawo utuma acambirwa ibimufitiye akamaro, maze agashima ivy’umutima bigera hagufi: ugusoma inyandiko ukwiyumvira ,ukwirukira n’ukugwiza ibikoresho nk’amasanamu, amashapule, imisalaba, n’ibindi… Ubunebwe mu vy’umutima butuma usenga atinda akabihirwa n’ivy’Imana, ahari akanyamuneza hagasubira ukwijirwa.
Ishari mu mutima rituma usenga yijirwa no kubona uwundi atera imbere mu rukundo n’ingeso nziza, gushika naho, iyo abuze ukwicisha bugufi, amagara make yiwe atuma yihebura akitako ishavu.
Izo zari ingeso zimwe zimwe za kamere ya kera Imana ikiza umutima wacu kugira ngo dutere imbere mu gusenga.

2

Ibimenyetso bimwe bimwe vyerekana ko usenga ariko arahingurwa gurtyo(20) ni nk’ibi:
a) ukubura inguvu zo kuzirikana;
b) ukutihambirira ku vyiza dukura ku biremwa, vyaba ibintu
canke abantu;
c) ukwiyumvira Imana n’igishika c’urukundo ariko mu
mwanya muto gusa, ntaryoherwe n’ivy’Imana, agaheza
agahororokerwa.

2. Mu gurtyorora umuteramyi ngo agabirwe inema yo kwuzura n’Imana, uwo muteramyi ahundwa ingabirano za Mutima Mweranda. Nazo ni: ubwenge, ubumenyi, ubwitonzi, ubuhanuzi, ukwubaha, ubukomezi, n’ugutinya Imana. Izo ngabirano ni zo zunganira ingeso nziza; nazo nkuru nkuru zikaba ari: ukwemera, ukwizigira, urukundo, ubwitegereji,ubutungane, ubukomezi n’ubwirinzi. Uronse izo ngabirano maze zigakora muri we, araheza agakomera, akoroherwa mu nzira y’ubweranda kandi akabanguka mu kugamburukira akosho ka Mutima mweranda.(21)

Ingeso nziza n’ingabirano zirunganiranira ariko ntizikora kumwe.
Ingeso nziza zikora zisunga ubwenge n’ugushaka kwa muntu, nubwo inema ifasha ariyo ituma ubwa mbere iyo ngeso nziza iranguka.

Mu ngabirano za Mutima naho, Imana niyo imurikira ubwenge ikongera igaha inguvu ugushaka, nubwo umuntu agumana ukwishira n’ukwizana kwiwe. Aho lero umuntu ntaba akimenya ibintu akoresheje ukuzirikana n’ugutegera ubwenge busanganywe, ariko amenya kubw’urukundo. Ingabirano za Mutima ni umuco wirasira uva mu Rukundo kandi ukatumenyesha ukuri kubw’urukundo.
Ingabirano zine zidufasha kumenya ukuri mu guha umuco ubwenge bwacu; izo ni: ubwitonzi, ubwenge, ubumenyi n’ubuhanuzi. Izindi zitatu nazo zikora mu guha inguvu ugushaka kwacu; nazo ni: ubukomezi, ukwubaha n’ugutinya Imana. Zitatu muri zo zifasha mu kwunga ubumwe n’Imana n’ukunywana na Yo: ni ubwitonzi, ubwenge n’ubumenyi; zine nazo zikadufasha mu kuyisenga no kuyiyoboka n’umutima wacu be n’ubwenge bwacu bwose: ni ubuhanuzi, ubukomezi, ubwubashi n’ugutinya Imana.

Ingabirano za Mutima zirakuza umuntu maze zikamushikana mu buhirwe. Dufate uturolero tumwe tumwe.
* Ubuhirwe bw’abanyamahoro bujana n’ingabirano y’ubwitonzi (Jer.20,9);
* ubuhirwe bw’abari n’umutima mwiza bujana n’ingabirano y’ubwenge(1 Kor.2,9; 1 Yoh.3,2; 1 Kor.13,12);
* ubuhirwe bw’abalira bujana n’ingabirano y’ubumenyi (Amam.1,10; Fil.3,7-12; Iz.55,8;Iz.4,3);
* ubuhirwe bw’abashonje n’abanyotewe ubutungane bujana n’ingabirano y’ubukomezi(2 Kor.12,9;Fil.4,3);
* ubuhirwe bw’aboro bujana n’ingabirano y’ugutinya Imana.

Ugushaka gutyororwa n’ugukuza ingeso-ndoramana y’urukundo ariyo ikiza kurya kwihambirira ku biremwa. Harya hose umutima ukunda ikiremwa na kimwe ucikubirako, ugushaka ntigushobora gukunda Imana uko ikwiye gukundwa.

3

Nico gituma lero Imana ikuza ingeso nziza ikanazunganira mu kugabira umutima ingabirano za Muti

Ukwo ni ko Imana ikora mu mutima w’umuteramyi imutyorora kugira ngo atere imbere mu gusenga. Iyo usenga abandanije iyo nzira, Imana imutegurira kwinjira mu mwanya wa « union mystique ».
Aho lero Imana iba yamaze kuboha wa « muntu wa kera »: ugushaka ntikuba kugikora, ubwenge nabwo bugakora ku buryo budatoba umutekano umutima urimwo. Tugira lero turabe ingene Imana ikora muri uwo mwanya.

III.2.Igikorwa c’Imana mu mwanya « mystique » w’ugusenga.

Muri uwo mwanya Imana ikora mu gutanga inema zidasanzwe zifasha kwunga ubumwe na Yo, zimwe zitwa « gr…ces mystiques ». Kubw’izo nema, Imana irihariza ugushaka, igaha umuteramyi ukuryoherwa mu buryo bushasha kurimwo n’akanyamuneza. Imana kandi irashobora kumuha ukubabara iyo ubukuru n’ubutore vy’Imana biremereye ubwenge bwiwe;muri ico gihe ni ho Imana ityorora umuzirikanyi iwutegurira kwuzura rwose nayo.

Ityororwa ry’umuzirikanyi.

Aha kw’isi, uburyo dufise bwo guhwana n’Imana be no kunywana na Yo ata kindi giciye hagati ni ingeso-ndoramana: ukwemera, ukwizigira n’urukundo. Igihe uwakristu arondera Imana, ategerezwa gushingira kuri izo ngeso, akiyonkora uburyo bwose buda shobora kumunywanisha n’Imana, agakundira Imana ngo ityorore ubwenge bwiwe kandi ibunywanishe n’izo ngeso-ndoramana.

a) Ugutyorora ubwenge butegera kandi busobanura.

Burya bwenge burondera gutegera no gusobanura butyororwa n’ugukomeza ukwemera. Ukwemera ni yo ngabire twaronse idufasha kumenya Imana kuruta kure uko dushobora kuyimenya dukoresheje ivyiyumviro vyacu.

Mu gihe co gusenga mu mutima, turashobora gukomeza ukwo kwemera gutyorora ukwemera mu kwikuramwo ivyo dusanzwe tuzi ku Mana vyaciye mu bushobozi bw’ubwenge bwacu. Tuyimenya gurtyo mu kurondera guhwana na Yo dukoresheje ukwemera n’ukuyishimira nka kurya umwana agira imbere y’umuvyeyi.
Dukomeza kandi ukwemera mu kwimenyereza kubona n’amaso y’ukwemera ibintu, abantu n’ibidushikira vyose. Nkako turabizi: « ivyo vyose Imana yaremye, birayitumenyesha »; kandi « turazi neza ko Imana yama igirira neza abayikunda »(R0m.8,22).

b) Ugutyorora ubwenge-kigega.

Ubwenge-kigega bubika amasanamu y’ivyo twabonye, twumvise, twakorakoye n’ay’ivyadushikiye vyose. Ubwenge-kigega lero bugororwa kandi bugatyororwa n’ukwikuramwo be n’ukwibagira ivyo vyose bubitse duheza tukiyumvamwo bikanatubera intambamyi mu gusenga mu mutima.
Niko hariho ibintu tudashobora kwibagira: tuvuge nk’ibintu ngombwa mu bikorwa vy’ibanga; ivyo ni vyiza.

4

Ariko hari n’ibindi bigoye kwibagira mugabo dutegereza kwikuramwo: ni ivyo vyose vyadushikiye maze bigakomeretsa canke bikaremera umutima, harimwo n’ibicumuro twakoze canke vyakozwe aho tubaye. Ivyo lero bituma tubabara ku mutima, bikanatugora kuvyihanganira no kuvyakira, mbere na twebwe nyene bikadutera n’ishavu.
Iyo bigenze gurtyo, dutegerezwa gusaba Umukama ngo adukirize umutima mu gutyorora ubwenge-kigega bwacu. Ingeso y’ukwizigira ni yo iduha kworohera iranguka ry’ico gikorwa mu mutima wacu. Iyo ngeso nziza iradomeka muri twebwe igishika n’igisharara kirora ku Mana. Twibuke kandi ko iyo ngeso igororwa kandi ikunganirwa n’ingabirano y’ugutinya Imana.

Duhejeje kubona yuko umuzirikanyi wacu utyororwa n’ugukomeza ukwemera. Twibuke kandi ko ukwemera gukomera kwunganiwe n’ingabirano cane cane zibiri za Mutima, ubwenge n’ubumenyi. Nazo n’ukumenya kuzisaba no kuziyoboka.

Dusozere.

Ko tumaze kumenya intambwe z’ugusenga, tukaba kandi duhejeje gutegera ico Imana ikora n’ingene natwe dusabwe kugira kugira ngo dushike mu bunywanyi bwuzuye bw’Imana, turashobora lero kworoherwa n’ugutegera uburyo bwo gusengera mu mutima. Ni vyo tugiye kwihwabira mu gice gikurikira.

5 IV. UGUSENGERA MU MUTIMA.

IV.1.Uwakristu yatorewe ukubona Imana n’ukunywana na Yo.

Abigishwa n’abatumwa Yezu yatoye, yashaka ko bamubona, bakabana kandi bakagumana na We (Yoh.1,38-51; Mar.3,13-14). Mbere arabaha ubuzima kandi ubuzima bwuzuye(Yoh.4,14).
Abo yiyegereje, Yezu yabageneye gusangira na We ubuninahazwa(Yoh.17,22-24, ukubona Imana(Mat.5,8; 1 Yoh.3,2) n’uguhimbaza ubugeni(Mat.22,1-14; Lk.14,16-24; Mat.25,1-13).
Kandi Yezu abasaba kutiyonjorora; ahubwo bategerezwa guheba ivyo vyose vyobabera intambamyi(Lk.14,25-33).
Muri abo banywanyi biwe,Yezu yarasubiye aratora batatu yishakiye, arabumvisha akanovera k’ukwihweza n’ugutangarira ubuninahazwa bwiwe aho yihindura(Mat.17,1-9; 2 Pet.1,16.17). Abo lero yabageneye ngo babe abanywanyi n’abasangirarugendo. Yabagize za ntore zigendanira kandi zikurikira Umwagazi hose(Ivy.14,1-5). Barahiriwe bo barangwa n’umutima mwiza, guko bazobona Imana. Egome, bazoyibona imbonankubone mu buhirwe budahera; ariko kandi n’ubu baramaze kuronka ingwati y’ukwo kuyibona.
Turategera lero ko iryo teka ritiharijwe na bamwe twita « abihwezamana » canke « abahangamana ». Ryatewe abakristu bose. Uwo wes Yezu yagize umugenzi nawe akamukundira mu kuba ya ntore imukurikira n’umutima mwiza, amugenera ubunywanyi n’ubwihwezamana.
Ukunywana n’Imana n’ukuyihweza biraranguka mu gusenga mu mutima no mu kuri.
Kugira ngo tubitegere neza, tubanze tugerageze gusobanura ingene ukwo gusengera mu mutima kurimwo ubwihwezamana.

IV.2. Uguhwana n’Imana n’ukwinjira mu bunywanyi bwayo.

Nta muntu yoshobora guhwana n’ukunywana n’Imana atagiwe imbere n’Imana kandi atabihawe na Yo. Ico ni co twita « exp‚rience mystique ». Tugiye kubona kandi ko ugusengera mu mutima ari « exp‚rience mystique » guko muri ico gikorwa, Imana itugirisha « exp‚rience d’intimit‚ avec Lui ».

None lero twibaze:
* « exp‚rience mystique » ni iki?
* kugira ngo dushobore guhwana n’ukunywana n’Imana,
hakenewe iki?

IV.2.1. « Exp‚rience spirituelle mystique » ni iki?

a) Mu vy’Imana, « exp‚rience » Imana itugirisha irangurwa na Mutima Mweranda. Imana iratugabira, canke ikatuyagira, canke ikaduhanura canke ikaduhishuka ukuri, na twe tukabona, tukumva, tukakira, tukanyurwa, tugashima, canke tukigaya, tugahinduka…, tuyobowe canke twohejwe na Mutima Umutabazi, We yama hafi yacu atwigisha ukuri, aturwanira kandi atuburanira.

b) Ibitabo Vyeranda biraduhishuka « exp‚rience mystique » icarico.
Ni ukumenya Yezu Umwana w’Imana(Yoh.10,14.27-29;14,7…).
Mbere umubonye akamumenya, aba amenye Data(Yoh.1,18; 3,11; 4,22.25; 8,19; 14,7; 17,3.26) kandi akamenye na Mutima(Yoh.14,17).

6
Umenya arumva, akabona, agakorakora, akihweza, akazigama, agasangira ivyiza na Kristu kandi akagumana na We(1Yoh.1,1-4.7;3.28-30;Yoh.15,4-7.9-10).
Ni kandi ugukunda iciza wamenye maze kikaba inkoramutima(1Yoh.4,7-8.16).

Aha lero ico twita « exp‚rience mystique » ntibivuga gusa ukwerekwa n’uguhishurirwa nkuko tubona bishikira abantu bamwe bamwe. Ahubwo ni iciza uwakristu wese yagenewe. Ni igikorwa Imana irangura mu mutima nkuko yakituburiye iciye ku muhanuzi Ozeya iti:
« Nzomukwegakwegera ahiherereye mpeze ndamuyagire
ikimushika ku nyota »(Oz.2,21).

Bamwe mubo Imana iyagira mu mutima, baragabana inema z’ukwuzura na Yo.

IV.2.2. Ibintu bikenewe kugira ngo dushobore guhwana
n’ukunywana n’Imana.

a) Imana ni yo itubanza urukundo.

Imana yacu iratuzi: « Mukama uranyitegereza kandi uranzi ». Kandi ni Rukundo, irangwa n’ukutugirira ivyiza: « Warangize agatangaza ndabigukengurukiye… ». Ni Yo yama itubanza urukundo: iratuyagira kandi iraturondera… Ingabirano zayo zitubera inkoramutima natwe lero tugashobora kuyishura.

b) Inyota dufitiye Imana.

Ku ruhande rwacu, ica mbere gikenewe kugira ngo dushobore
IGICE CA I : Uguhwana n’Imana be n’ukwinjira mu bunywanyi bwayo.

1. Ijambo « expérience spirituelle mystique » rivuga iki?

2. Kugira ngo turondere guhwana n’Imana n’ukunywana na Yo, hari ibintu bibiri bikenewe:
a) Igishika c’urukundo n’inyota dufitiye Imana.
b) Ariko Imana ni Yo ikora ubwa mbere.

3. Umwana w’Imana, Jambo yigize umuntu, ni We Nzira. Muri iyo nzira tuyoborwa na Mutima Mweranda.

I. 1. Ijambo « expérience mystique » rivuga iki?

a. Mu vy’Imana, « expérience » iba hagati y’Imana ituraba ryiza, itugabira, ituyagira, iduhishuka ukuri (mystère) be n’umuntu abona, yumva, yakira, azigama, anyurwa, ashima, yigaya, asaba, ahinduka,… (coeur humain), ayobowe canke yohejwe na Mutima Mweranda, Umutabazi.

b. Ibitabu vyeranda biduhishuka ko « expérience spirituelle mystique » ari:

b. 1. Ukumenya Yezu, Umwana w’ikinege w’Imana (Yoh 10, 14.27-29; 14,7.9-11); mbere umubonye akamumenya, akaba amenye Data (Yoh 1, 18; 3, 11; 4, 22.25; 8, 19; 14, 7; 17, 3; 17, 26) kandi akaba amenye na Mutima (Yoh 14, 17).
Umenya arumva, arabona, arakorakora, arihweza, arazigama, agasangira ivyiza kandi akagu-mana na Kristu (I Yoh 1, 1-4.7; 3, 28.30; Yoh 15, 4-7.9-10).

b. 2. Ugukunda iciza wamenye kikaba inkoramutima (I Yoh 4, 7-8.16)

Ni vyompi lero: ukumenya n’ugukunda.

c. Utulorero tw’ingene Yezu atugirisha « expérience »:
Yoh 4, 1-30 na Mat 17, 1-9.

Tumenye lero:

Mu buzima bwacu, Imana yama ikora ubwa mbere: « iyo uba wari uzi ingabirano y’Imana… »
Igisabisho kiza imitima yabanje kunywana.

I. 2. Ibintu ngombwa kugira ngo turondere guhura n’Imana no kunywana na Yo.

I. 2. 1. Inyota dufitiye Imana.

« Ese icompa tugahura, tugahura buhure, … »
Ku ruhande rwacu, ica mbere gikenewe kugira ngo dushobore guhwana no kunywana n’Imana, ni inyota dufitiye Imana.
AUGUSTINO mweranda ati:
« Waraturemye utwiremera, Mukama,
kandi umutima wacu ntuzoruhuka utaruhukiye iwawe.»

I. 2. 2. Ariko rero Imana yacu ni Yo yama iza imbere.

« Mukama uranyitegereza kandi uranzi. »
« Warangize agatangaza ndabigukengurukiye… »
Imana ni Yo itubanza urukundo: ni Yo ituzi ubwa mbere, ni Yo idukunda, ni Yo ituyagira, ni yo iturondera. Ingabirano yayo itubera inkoramutima, natwe tugaheza tukishura.

I. 3. Ukwuzura n’Imana tubikesha ukwemera Umwana wayo.

I. 3. 1. Ukwuzura no kunywana n’Imana bishimikiye ku kwakira Imana Yo nyene itwiyereka kandi ikatwimenyesha.

Imana yacu ni Imana y’Isezerano n’Ubwuzure. Iyo Mana iraturesha kandi ikatuyagira mu mutima. Ku rukundo n’impuhwe vyayo, iratugabira ubuzima bwayo kugira ngo igarure ubuzima bwacu kandi ibwuzurize. Iguma iza iwacu kandi igashima kwibera mu mutima wacu. Tuyikundiye, irinjira igahangama, tukayaga kandi tukuzura.

I. 3. 2. Ukwuzura no kunywana n’Imana bishimikiye kandi ku kwemera ko Ijambo ryayo riranguka mu mutima no mu buzima bwacu.

Atari kubw’iyo ngeso ndoramana y’ukwemera, umuntu yojijuka ate ko Imana yamuramukije? Canke yokwiyumvamwo gute ko Imana ishaka kumusangiza ivyiza vyayo? Mbega yoshobora gute kuyaga nka Paulo mweranda ati:
« Ni naba ndi muzima, si je ndi muzima, ariko Kristu ni We ari muzima muri jewe. Ivyo nkora ubu nkiri mu kamere y’umuntu, ndabikora mu kwemera Umwana w’Imana yankunze akanyitangira. » (Gal 2, 20)?

Tumenye:

Ivyiza vy’Imana ituramutsa ikatugabira, bihundwa umutima usukuye:

a) «… ni mubanze kwoza imbere mu nkono,
n’inyuma zizoheza zibe nziza.» (Mat 23, 26)
Umwansi wa mbere w’ico kiyago ceranda ni ingeso mbi zacu. Dusabwe lero kuzirwanya kugira ngo duhe ikibanza Imana mu mutima.

b) « Nturi Imana ishima ikibi
umubisha ntabarizwa iwawe…. » (Zab 5, 5-7)

c) « Hahiriwe abari n’umutima mwiza,
kuko bazobona Imana. » (Mat. 5, 8)
Umutima mwiza ni urya urtyoroye, weze; ni urya wabaye icibare c’Imana. Amaso y’uwo mutima ni yo abona Imana nk’intangamarara y’aho tuzoyibona imbonankubone.

IGICE CA II: Inzira zibiri zidushikana mu kwuzura no kunywana n’Imana.

1. Ukwihweza utangarira Imana.
2. Uugusengera mu mutima.

II. 1. Ukwihweza n’ugutangarira Imana: ni iki?

1. Ijambo « contemplation » rivuga iki?
2. Utulorero two mu bitabu vyeranda.
3. Ni ingabirano yagenewe uwakristu wese.

II. 1.1. Ijambo « contemplation » rivuga iki?

Ijambo « contempler » riva mu kilatini « contemplari » ni ukuvuga kwihweza ushima kandi utangarira ico ubona.
Ijambo « contemplation » na ryo rivuga ico gikorwa c’ukwihweza kurimwo ugutangara.
Inama Nkuru ya Vatikano ya II yigisha ko ubwihwezamana ari ukumenya Imana mu kuyerekezako umutima n’umuzirikanyi.
Ukwihweza utangarira igikorwa n’ivyiza vy’Imana bisaba ko ivyo vyiza bikwegakwega umuntu, bikamuresha nawe agakundira Imana.
Ugutangara ni co kiranga umwihwezamana. Arazi gutamarirwa kubera Imana yamwihishuriye canke yamwiyeretse. Ubonye, agatangara, agatamarirwa, araheza agasharwa, agashemeza, akigina kandi akazigama.

II. 1. 2. Utulorero tw’abihwezamana mu bitabu vyeranda.

1. BIKIRA MARIYA (Lk 1, 46-55; 2, 51; Yoh 19, 25-27)

Ururirimbo rwiwe rwo kuninahaza Imana ruserura igishika c’urukundo kiranga umutima w’Aboro b’Umukama bizeye uruhoza n’urukiza ku Mana Yo nsa.
Ikindi kitwigisha ubwihwezamana bwa Bikira Mariya ni kurya kurabana amaso mu yandi na Yezu Mwana w’Imana yigize umuntu. Bikira Mariya kandi yabaye umuzigamajambo yuzuye.
Kandi musi y’umusalaba, uwo Muvyeyi yabaye uwa mbere mu « bazokwihweza uwo basogose ».(Yoh 19, 37)

2. YEZU We nyene.

Ni We ashika ku nyota Se wiwe (Mar 1, 11; Mat 3, 17). Yarahawe na Se ubuninahazwa kuko ari Umwana w’ikinege yuzuye ingingo n’ukuri (Yoh 1, 14).
Ni we dutegerezwa kwumviriza (Mat 17, 5) no
kwihweza (Yoh 19, 37).
Muri we ni ho hahishiye amatungo y’ubwitonzi n’ubumenyi bw’Imana (Kol 2, 3).
Yama atangarira igikorwa ca Mana Se kandi yigisha abiwe ukwo gutangarira ivy’Imana (Mat 6, 26-29).
Aratangara yongera ashemeza Se yimenyesha abatobato (Mat. 11, 25-27; Lk 10, 21-22).
Arasaba abigishwa biwe kumenya kubona no gutangarira ibikorwa vy’Imana (Yoh 1, 38.50) be n’ubuninahazwa yahawe na Se ( Yoh 17, 24). Ni we kandi azobaha kumenya gusengera mu mutima (Yoh 4, 21-24).

3. Umwigishwa yahamagariwe kuba umwihwezamana.
Abigishwa ni abihwezamana batangarira ubuninahazwa bw’Imana bwiseruye muri Kristu (Yoh 1, 14; 17, 24; Hebr 1, 3). Abigishwa barumvise, baribonera, barihweza kandi barakorakora ikinyegezwa ca Jambo w’Ubuzima (IYoh 1, 1.3). Ivyo vyabaye iruhande y’umusalaba (Yoh 19, 25-26.35; 20, 8), canke kuri wa musozi (Mat 17, 1-8), ni vyo vyashikiye Sauli yabaye Paulo (Ibik. vy’Abat. 9, 3-19) maze akaririmba ibitangaza vy’Imana (Rom 11, 33-36; 2 Kor 1, 3-4; Ef 1, 3-14; Fil 2, 5-11; …)

II. 1. 3. Uwakristu ni umwihwezamana n’umuzigamajambo.

Ni iteka yatewe: yatorewe ukubona Imana, ukwihweza ubuninahazwa bwa Data na Mwana, ukuzigama ijambo yakiriye, be n’ukuyaga n’ugushemeza ivyiza yagabanye.
Abo Imana yatoye irabereka ubukuru bwayo, ubwitonzi bwayo, ubutungane bwayo, ikigongwe cayo, ubwiza bwayo.
Uwakristu ni urya yakiriye ivyiza Imana yatugeneye muri Kristu, We dusangamwo ibinezereza Se vyose, We Mutunzi yigize umworo ngo adutungishe. Ivyo vyiza birahingura ubigabanye bikamugira mushasha, bikamurema.
Uwakristu ni urya yanyuzwe n’ivyo vyiza, maze akamenya gutangarira n’ugushimagiza uwamuhaye, amushemeza n’umutima wanyuzwe, ukeye, weze; gurtyo akishura ikiyago Imana yakimubanje.
Uwakristu ni umuzigamajambo nka Bikira Mariya. Ijambo n’ ikiyago c’Imana biramushika bikanyengetera gushika mu misokoro, bigacika inkoramutima maze akama azigama, yibuka kandi ahimbaza mu buzima bwiwe ivyamwa vy’Ijambo ryateragiwe mu mutima wiwe.

II. 2. Ugusengera mu mutima ni inzira irashe ishikana kw’isoko ry’amazi y’ubuzima.

1. « Oraison du coeur » ni iki?
2. Umutima wacu ni Ingoro y’Umwami
3. Ugusengera mu mutima kuvyara agahimbare.
4. « Oraison du coeur » iraherekeza iraherekeza umuteramyi mu buzima.

II. 2. 1. « Oraison du coeur » ni iki?

Ni ico twise ugusenga mu mutima no mu kuri. Ukwo kuri ni bwa bwere buzira amahinyu, buzira ikinyoma. Ugusenga gurtyo ni kwo gusenga nyagusenga, ni kwo gusenga mu kuri.

1. Ni uguca muri wa muryango upfunganye w’inzira yaga ishikana mu buzima, ariko abayubura bakaba bake (Mat. 7, 14). Ni yo nzira irashe ishikana kw’iriba ry’amazi y’ubuzima.
2. Ni ukubonana n’ukuyaga n’Imana ahiherereye (Mat 6, 6).
Ni ukwitaba « rendez-vous » y’urukundo rwa Data.
Lero ni umwanya n’ikibanza bihwanya umutima w’Imana n’uw’umuntu.

Uwitaba iyo « rendez-vous » ava mu vyo hanze bisamaza, akava mu vyiyumviro, akimatura ivyo yiyumvamwo, maze agatekana, akamanuka mu mutima aho asanga Imana imuteze yompi.

3. Uwo mwanya w’umubonano n’ikiyago urimwo ibihe bibiri:

a. Igihe citwa « actif ».

Ni umwanya umuteramyi arondera kuva mu bimusabagiza. Ni umwanya wo kwugururira no kurindira umushitsi: arindira asenga bukebuke n’udusabisho tugufi. Ukwambaza n’ukugira agacerere birabisikanya gushika aho agacerere kuzuye karanga umutima utekanye. Ako gacerere kuzura mu gihe gikurikira.
b. Igihe citwa « passif ».

Ni umwanya urangwa n’ikiyago ceranda.
Ni umwanya wo kwiyorosha rwose no kureka Umukunzi ngo akubumbatire. Ni kwa kwitura mu maboko y’uwo Mukunzi. Umuteramyi ntaco akora. Arashobora kwumva muri we agahimbare, umutekano, amahoro, igishika c’urukundo: ni ibimenyetso vy’uko umutima wavomewe na ya mazi y’ubuzima yahawe na wa mukunzi wiwe: « Umvirize ingene Umukama ari mwiza ».
Muri uwo mwanya umuteramyi arazimanwa ikinyobwa n’imfungurwa bihaza umutima. Aba-ndanya kandi kwozwa n’ugurtyororwa na vya vyiza vy’Imana atangarira.

II. 2. 2. Ukwinjira « ahiherereye ».

None lero ni ukumenya kwinjira ahiherereye, ni ukuvuga mu mutima, ariwo « Ngoro y’Umwami. ». Ukwo kwinjira ahiherereye ni kwo kwugururira Imana yuguruza:

a) mu kureka igisabisho, maze hakarangwa agacerere n’umutekano w’umutima.
b) mu kureka kuzirikana, maze hakarangwa ugutangarira Imana no kureka ngo Imana ikuyagire mu mvugo ya Mutima Mweranda.

Ku bwa TEREZA W’I AVILA, Imana ihangamye muri twebwe nka rya tunga ryinyegeje (Mat 13, 44-45) ritabonwa n’amaso y’umubiri. Utewe iteka akaryubura, agenda kugurisha ivyo atunze vyose akagura umurima ryinyegejemwo.
Umutima wacu lero ni uwo murima utunze intabonwa y’agatangaza, ari na yo iwuha agaciro ntangere.

II. 2. 3. Ugusenga mu mutima kuvyara agahimbare
kadasanzwe.

Ugusenga mu mutima gutuma umuteramyi yuzura n’Imana igerereye muri we, maze akiyu-mvamwo amahoro n’akanyamuneza. AUGUSTINO Mweranda amaze kwiyumvamwo ingene ivyo vyiza biryoshe ni we yivugiye ko yamenye atevye iyo Mana yamye igerereye muri we na kare. Imaze kumuresha, ikamuha umutima n’akamotera keza kayo, Augustino yaciye akondoka arayabirira yuzuye igisharara.
Umukama aradutumirira ubwo buhirwe n’akanyamuneza ko

kuba mu mahoro y’Imana:
«Ni mugume muri Jewe, nanje nzoguma muri mwebwe…
Ugumye muri Jewe nanje nkaguma muri we, ni we yama
vyinshi…
Ni mugume mu rukundo rwanje… Nababwiye ivyo kugira ngo akanyamuneza kanje kabe muri mwebwe bwite, maze akanyamuneza kanyu kuzure » (Yoh 15, 4-5. 7. 11).

II. 2. 4. Ukubonana n’ukuyaga n’Imana mu gisabisho co mu mutima biraherekeza umuteramyi mu buzima.

Ivyiza umuteramyi yagabanye mu mwanya wo gusengera mu mutima bimuha kurangura ibi-korwa n’urukundo, n’akanyamuneza, n’umutima utekanye. Ajana mu buzima Yezu yagerereye mu mutima wiwe, agashira abandi uwigize umugenzi n’umuvukanyi wiwe, ngo na bo baronke uruhoza.

Mu vyiyumviro, mu migambi, mu myitwarariko yose y’ubuzima, umuteramyi ashira imbere Imana igerereye muri we: akayibaza, akayirukira, akayitura, akayishimira. Mbere muri vyose, akora canke aruhuka, aguma ku gisabisho yoshwa na Mutima (I Tesal 5, 16-18).

Mu bimugora no mu bimubabaza, umuteramyi atsindisha icitwa « igisabisho ca Yezu ». Ico gisabisho ni uburyo bumwe bwo guserura igishika c’urukundo bita « oraisons jaculatoires », hamwe umutima utera ushika mu mutima w’Imana. Ico gisabisho kiradukingira mu bihe vy’ukugeragezwa, vy’ukugaduka , vy’ukubihirwa n’ukugeramirwa n’ibicumuro. Gurtyo umuteramyi akora vyose mu maso y’Imana, maze akaguma mu Mana nayo ikaguma muri we (Yoh 15, 4-5).

IGICE CA III: Uburyo bwo gusengera mu mutima.

1.Igisabisho co gutahwa n’urukundo rw’Imana arico bita « prière de receuillement infus », hamwe ari ingabirano z’ubwitonzi n’ubwenge bubona kandi bugatangarira Imana .

2.Igisabisho co kuruhukira mu Mana arico bita « prière de quiétude » , hamwe umutima uhim-barwa n’Umukama awuvyagiyemwo, nawo umuzirikanyi udakora nubwo uba wumva ivyiza usenga agabana maze bikamutera agahimbare kenshi. Ico gisabisho kirangwa n’agacerere n’ukwibera mu mahoro.

3.Igisabisho co kwuzura n’Imana, arico bita « prière d’union » , hamwe ubwenge n’ ugushaka vyuzura n’Imana maze bigasagirwa rwose n’ igikorwa ca Mutima Mweranda. Umutima uratahwa n’Imana ku buryo ushobora n’ukwishika (extase). Nta busamazi buba bukigora umutima, nta buruhe bwo kubana n’umukunzi usenga aba akigira. Usenga arashobora kwumva ingene urukundo rumunyura rukanyurira .

4.Igisabisho co kureshanya hagati y’Imana na wa muntu asenga, arico bita « prière des fiançailles », hamwe mbere n’ivyanzo vy’umubiri (sens externes) biba bitagikora, vyose vyi-njiye mu kinyegezwa c’Imana. Ico gisabisho kirangwa cane cane n’ukujanwa wese mu Mana (extase), maze Imana ikaraha kandi ikihariza umutima kuburyo umutima uba utegeye ivyiza vy’Imana gusa. Akarorero k’ukwo kurahwa n’Imana tukabona kuri Paulo mweranda (2 Cor 12, 1-3).

5.Igisabisho c’ubumwe bwuzuye, arico bita « prière de mariage spirituel », ari co ntangamarara y’ubuhirwe bwo mu buninahazwa. Niyo ngazi ya nyuma y’ubweranda. Nta kurahwa kw’umu-tima kuba kukiriho .

III. 2. Uburyo bwo gusengera mu mutima uciye mu nzira ngufi.

Ubwo buryo bugizwe ahakuru n’imyanya ine:

a) Ukwitegurira umubonano.
b) Ugushikisha Imana uciye kw’Izina ryayo.
c) Ikiyago n’ukwoshwa na Mutima Mweranda.
d) Ukugaruka buke buke mu gisabisho kivuye ku mutima.

III. 2. 1. Ukwitegurira umubonano.

Mu kwitegura harimwo :
a)Ukwikuramwo imyitwarariko n’ivyiyumviro bitubuza canke bidutevya kwinjira mu Ngoro y’Umwami.
b) Ukwikiza uburuhe mu gushiramwo ugushaka gukwiye.
c) Ukwishimira Umukama we aza kuturamutsa.
d) Ukwicisha bugufi n’ugusaba ikigongwe kuko bitadukwiye ko Umukama aza kuturamutsa ahiherereye (Mat 13,44-46).
e)Ugutekanya umutima maze umutima ukamenya no kubona umushitsi aramukije ( présence de Dieu).

Uwo mwanya urahambaye, ushobora kuba mugufi canke ukaba muremure cane cane ku bataramenyera ico kiyago. Mbere kuri bamwe bamwe, canke mu bihe bimwe bimwe, umuteramyi birashobora kumushikira ntashike mu mwanya ukwirikira. Muri ico gihe, yoca ahereza mu mwanya ugira kane wo gusozera mu gisabisho.

III. 2. 2. Ugushikisha Imana no gukomeza agacerere ku bw’Izina ry’Imana.

a) IZINA ry’Imana ni rubashavyose (Zab 8, 2-3; 121, 2; 123, 8): urukiza rwacu turuzeye mw’Izina ry’Umukama. Ni nyakwambazwa (Ihunga 3, 15).
Izina « Yezu » niryo zina rirengeye ayandi yose (Fil 2, 9-10) kandi nta rindi twahawe rishobora gukiza abantu (Ibik 2,21;4,12).
Iryo zina ni umuco ubonesha, ni ingaburo y’umuzirikanyi, kandi ni umuti uvura umutima wavunitse.
b) Iryo zina ridufasha kwakira n’ugushikisha Imana mu mutima, ribanje mbere kuwusukura.
c) Iryo zina turibaza Mutima Mweranda ari We Mwigisha w’igisabisho kandi ari We asanzwe asenga mu mutima (Rom 8, 26).
d) Ukuvuga iryo zina biva ku mutima, si mu ciyumviro; ni imvugo y’urukundo iserura ca gishika c’umutima twerekeza ku Mana.
Igihe turabutswe ko Imana yashitse, duca tureka kwakiriza n’iryo zina, tugaha umwanya agacerere, kugirango tugabane ico Imana itugemuriye, twumve ko turuhutse mu maboko y’Umuvyeyi.
e) Igihe ivyiyumviro bivyuka ngo binige rya zina, dusubira kuryifashisha buke buke mu mutekano w’umutima. Noneho muri ico gihe nyene, Umukama arakora mu kudukwegakwega, mu kuturesha nka kumwe abivuga aciye ku muhanuzi Ozeya.

III. 2. 3. Umwanya w’ikiyago n’ukwoshwa na Mutima mweranda.

Mu gihe c’agacerere k’umutima, umuteramyi yibereye mu mahoro, urukundo rw’Imana rurashwara umutima wiwe. Uwo muteramyi arashobora kwumva amajambo atagira uko avugwa: ni co gisabisho ca Mutima muri twebwe. Mutima yongorera ivyipfuzo vy’Imana, ibikorwa atwosha, impanuro atubogoza. Ivyo vyose biratungisha umuteramyi ivyiza vyinshi. Nitwirinde kubirondeza ubwenge, ariko tuvyakire uko tubigabiwe.
Kugira ngo umuteramyi yigumire muri uwo mwanya w’akararuhore, igihe yumva ko ukwongorerwa na Mutima canke agacerere asa n’ubitakaje, aca asubira kwirukira rya Zina ry’Umukama ngo rimugarure, kandi riremeshe umubonano.

III.2 .4. Ukugaruka buke buke mu gisabisho c’imvamutima .
1.Umwanya wo gusenga mu mutima ntuba umwe kuri bose,mbere no ku muteramyi ntawama ari umwe mu bihe vyose. Mbere ni vyiza kuba hashinzwe umwanya nkuko haba hatowe umusi n’isaha vy’uwo mwanya .
2.Haragera rero igihe umuteramyi yumva ko umwanya w’ikiyago ukwiye, ko hageze kwikebanura. Ni ukugaruka rero buke buke, mu kuvuga igisabisho c’imvamutima. Kiba igisabisho co kuninahaza, co guhimbaza, co guhereza, co kwazamba, co gukenguruka, co kwishikana,… Umuteramyi arashobora gukoresha Ijambo ry’Imana, Izaburi, ibisabisho n’indirimbo, … .
INYONGERA : UKUZIRIKANA gutegeye
UBWIHWEZAMANA.

Abateramyi benshi, cane cane abakiri mu ntango, baribaza itandukanirizo canke ukwunganiranira kuri hagati y’ukuzirikana n’ubwihwezamana.

2 INGABIRANO y’UBWIHWEZAMANA.

a. Iyo ngabirano irimwo ukubona, ukwihweza, ugutangarira, ukuzigama n’ugushemeza. Mu ncamake twoyita ubwihwezamana n’ubuzigamajambo biranga umutima watashwe n’ivyiza vy’Imana.

b. Ni ingabirano kuko ari Imana iseruka , ikaramutsa, nawe umuntu akakira kandi agatangara. Ni igikorwa ca Mutima Mweranda

c. Kubera ico gikorwa ca Mutima mu mutima, hari abareka kwita igisabisho c’umwihwezamana « prière contemplative », kuko mbere ari « expérience de l’Esprit », nawe umuntu ari mu co twita « passivité ».
d. Umweranda TEREZA w’i AVILA yita iyo expérience de l’Esprit « prière de recueillement infus ». Ico gikorwa ca Mutima kivyara ugushemeza no kuninahaza Imana (acte de louange et d’adoration) nka kumwe vyaba kuri Bikira Mariya (Magnificat).

e. Ico umuntu yeretswe n’Imana, agaheza agatangara, agahimbarwa kandi agashemeza Umukama, kiramushika mbere kikamuhindura, kikamuhingura, gurtyo akakizigama mu mutima no mu buzima nka kumwe Bikira Mariya yama azigama ivyo yumva ku Mwana wiwe.Ni co gituma umwihwezamana twomwita umuzigamajambo .

UGUSOZERA VYOSE.

1.Twimenyereze neza gusenga mu mutima duciye mu nzira ngufi.
Ubwo n’ukuri turashobora ico gisabisho kirangura uguhwana n’ukunywana n’Imana mu buryo bwuzuye? Abigisha ivyerekeye ico gisabisho baravuga ko abantu benshi bavyize kandi bakabimenya batarinze guca muri za ntambwe zose zigitegura.
Imyimenyerezo yose, ari ugusoma Ijambo, ukuzirikana, ibisabisho n’ubwihwezamana, irakenewe kugira ngo ugusenga mu mutima gutange ivyamwa vyose mu mutima w’umuteramyi. Ariko ukwo gusengera mu mutima kuguma ari inzira irashe kandi ngufi idushikana mu bunywanyi bwuzuye; abateramyi benshi barayiciyemwo, baramenya kandi baramenyera kuvoma amazi y’ubuzima, baranywa barashira inyota, canke ahubwo inyota yabo yama yiyongera.

2 .Uwimenyereza neza lero yokwishiramwo ibi bikurikira:
a) Ukugumana umutima usukuye, umutima mwiza (Mat 5,8).
b)Ukworohera igikorwa ca Mutima mweranda mu mutima(simplicité, docilité).
c) Ukutabanduka k’umwanya washinzwe (régularité).
d) Ukutadohoka (persévérance). Utaramenyera yoshobora kuvuga ati: « imisi irasa ntingana ».