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L’Eucaristia: un amore fraterno che si fa servizio umile vicendevole

IMG_20170415_232932La celebrazione del Giovedì Santo è un’immersione profonda nella ricchezza della vita cristiana ordinaria: servizio ministeriale, che non riguarda solo vescovi e preti, ma tutta la Chiesa: lavare i piedi ai fratelli, cioè prendersi cura della loro vita e della loro salvezza tutti i giorni; comunione fraterna che ha la sua fonte e il suo culmine nell’Eucaristia. Questa Eucaristia celebrata deve concretizzarsi nella vita concreta, una vita vissuta nell’unita e nella comunione dei beni, una che non gode del superfluo mentre ce ne sono tanti che mancano il necessario.

A Corinto la cena del Signore era diventata motivo di divisione tra ricchi e poveri. Paolo interviene in maniera decisa e, prima di rimproverare e indicare la linea di condotta corretta, ricorda il senso e il valore dell’Eucaristia: è comunione con il corpo e il sangue del Signore, per partecipare alla sua passione redentrice e fare dei credenti un solo corpo in Cristo.

Come lo abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi, Giovanni non racconta l’istituzione dell’Eucaristia, i sinottici e Paolo lo avevano fatto con abbondanza di particolari. Ci tiene, invece, a far cogliere il legame strutturale tra l’Eucaristia e l’amore fraterno, (suite…)

«DAVVERO QUEST’UOMO ERA IL FIGLIO DI DIO !»

A. Lambert

A. Lambert RIYAZIMANA

Il passaggio dai due «Osanna» al duplice « Crocifiggilo» nella stessa celebrazione è sconvolgente, ma fotografa una realtà non solo della passione del Signore, ma anche della vita di ogni cristiano. Se seguiamo Gesù, possiamo fare esperienza di essere osannati da alcuni e crocifissi da altri. Quando pecchiamo, dopo aver detto a parole che vogliamo seguirlo, in effetti rinneghiamo e crocifiggiamo il Signore. La domenica delle Palme ci invita a rinnovare la nostra fede e a partecipare intimamente Ila passione, morte e risurrezione del Signore Gesù.

Gesù è stato molto attento a non creare attese messianiche trionfalistiche. Perciò, per lui l’ingresso solenne a Gerusalemme, nonostante l’aria di trionfo, costituisce l’annuncio del Messia, figlio di Davide, che rivendica il trono, non con un cavallo, ma con un puledro. Questo particolare, che richiama il profeta Zaccaria (9,9-10), dice che egli porta non la guerra contro i nemici, ma la pace e la salvezza. Quindi, questo contrasto stridente tra l’ingresso trionfale a Gerusalemme e il racconto della Passione di Marco segna in questa celebrazione l’apice della rivelazione del Figlio di Dio. A Gerusalemme entra il discendente di Davide e la folla lo acclama come il Messia, che ristabilirà il regno di Israele. È l’equivoco che Gesù ha cercato di non alimentare per tutto il tempo della sua azione e predicazione. Qui sembra avallarlo. Perché?

Magari ci capita di invidiare la situazione di primi discepoli, perché pensiamo che avevano tutto come ovvietà, tutto chiaro. Invece, il racconto della passione ci mostra che anche loro hanno avuto dei momenti di incertezza, di scarsità di valutazione della situazione, e quindi, di debolezza. Accanto ad alcuni momenti di illuminazione, hanno pure conosciuto dei momenti di vuoto spirituale. Inizia per Gesù allora la settimana decisiva e sceglie di iniziarla con un’azione simbolica (suite…)

La passion du Christ nous révèle le vrai visage de Dieu. Tel est la paradoxe de la foi chrétienne

Christ-RoiIl est d’usage, lors du dimanche des Rameaux, de rentrer en procession dans l’église pour commémorer l’entrée de Jésus à Jérusalem. Dans l’Evangile proclamé juste au début de la procession, Jésus est désigné comme « Celui qui vient au nom du Seigneur » pour restaurer enfin la royauté promise à David pour sa descendance. Jésus est donc bien le Messie attendu par Israël, ce roi humble, juste et victorieux, qui restaurera la cité sainte de Jérusalem. En lui se réalise pleinement la prophétie messianique de Zacharie : « Crie de joie, fille de Jérusalem ! Voici ton roi qui vient à toi : il est juste et victorieux, humble, monté sur un ânon tout jeune » (Za 9, 9).

L’atmosphère qui ressort du récit évangélique est joyeuse et festive, et derrière les chants d’acclamations qui accompagnent l’entrée du Christ dans la ville sainte s’annonce déjà son triomphe définitif sur la mort et le péché durant la nuit pascale. L’espérance d’être sauvés et de ressusciter avec lui pour vivre dans la Patrie céleste de sa vie divine se trouve ainsi misechrist-roi-condamne devant nos yeux.

Paradoxe, coup de tonnerre: le climat change avec les lectures de la messe qui mettent en relief les conditions nécessaires pour que ce triomphe puisse s’opérer. Comme le dit Saint Bernard : « Si la gloire céleste se trouve présentée dans la procession, dans la messe se trouve manifestée quelle route nous devrons emprunter pour la posséder. » C’est le comble (suite…)