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La risurrezione di Cristo: perno di una storia della nostra salvezza. Alleluia.

La liturgia della Pasqua ci offre innanzitutto una certezza : Dio desidera la nostra salvezza e la nostra dignità al di là e al di sopra di ogni male. La sua creatività e la sua tenacia nell’amare l’uomo superano infinitamente la fragilità di quest’ultimo : l’ultima parola è sempre la sua ed è una parola d’amore e di nuova vita.

È stata accesa la luce che ha brillato nelle tenebre. È stata introdotta nel buio delle chiese e ha illuminato il luogo dove i credenti annunciano la loro fede : «Cristo Luce del mondo. Rendiamo grazie a Dio». Le tenebre, immagine del negativo della storia, del peccato, della morte, sono state scacciate dalla luce di Cristo. Perciò la comunità si dispone in atteggiamento di ringraziamento.

Il vero celebrare non è semplicemente mettere in atto dei riti privi di senso : è cogliere attraverso i riti il significato che questi hanno per la vita. Altrimenti la liturgia è teatro. L’azione liturgica, pero, nella sua dimensione primaria, non è rappresentazione scenica bensì una professione di fede. Per questo è così importante la liturgia : è importante darle tempo (anche se sopportiamo difficilmente una predica, volendo segretamente che finisca al più presto possibile) ; è importante darle senso ; è importante darle bellezza : perché la bellezza è l’altro nome di Dio ; perché la liturgia è nostro servizio a Dio che esprime e significa ogni altro impegno di servizio.

La risurrezione dà senso al nostro tempo presente.

L’esperienza ci dice che il tempo ha un inizio e una fine. La risurrezione essa ha anche un punto di mezzo, un centro. La risurrezione strappa il nostro tempo dal non senso del sorgere dal nulla per rientrare nel nulla. Cristo risorto dà appuntamento ai discepoli in Galilea (cf Me 16,7). La Galilea è il luogo della ferialità, del lavoro, della vita familiare, dello studio, della fatica, della gioia. Lì Cristo risorto ci incontra : non solo i discepoli, infatti, ma noi, oggi ! Dire che l’eternità tocca il tempo significa innanzi tutto dire che oggi nella nostra Galilea, nella nostra vita incontriamo il Risorto.

La risurrezione ci porta a vivere diversamente il nostro tempo. Sappiamo che non è un succedersi di attimi destinati al nulla e alla corruzione, ma che il nostro è un tempo orientato. Orientato alla gloria dell’incontro con il Risorto ; orientato all’irruzione del Regno di Dio ; orientato alla pienezza che rende significativo il banale oggi. Le conseguenze sono feconde. Come cristiani non possiamo sottrarci alla fedeltà al nostro oggi con il Signore della gloria e questo incontro va preparato con fervore, impegno desiderio. Esso può essere vissuto come fatica : ma non è vana se è tesa al compimento.

L’attesa del futuro dà senso a quello che facciamo oggi : lo rende ricco di significato e quindi degno di essere vissuto. Nulla della nostra vita è banale. La prospettiva del Regno ci rende anche più critici verso il nostro oggi e tutte le sue strutture di peccato idolatrico. Ogni sistema politico, religioso, economico che vuole tiranneggiare tende a presentarsi come eterno. Noi cristiani sappiamo che di eterno c’è solo Signore e nessuno può sostituirsi a lui. Tutto ciò ci deve rendere vigili e molto attenti a non rinunciare alla risurrezione : è la nostra gioia e il perno su cui tutto gravita. Non possiamo stare senza risurrezione. Neppure rinunciando alla Domenica, giorno del Signore. Il problema non è di costume o di economia, ma di fede.

La Pasqua è oggi, nel nostro oggi.

Per coloro che provano la sensazione di non aver vissuto al meglio delle loro possibilità il cammino quaresimale, la liturgia di è assai confortante.
Alla Pasqua si giunge infatti sempre impreparati, perché la grazia di Dio in questo giorno è sovrabbondante. Il significato autentico della risurrezione non risiede dunque nel fatto che il mondo sia pronto per la salvezza, ma nel fatto che la salvezza venga, nel silenzio e nel mistero di un sepolcro vuoto.

La vista del sepolcro vuoto non sembra bastare, da sola, a suscitare la fede nella risurrezione. Essa fa però sorgere una domanda : che fine ha fatto Gesù ? Anche nella nostra vita, chiedersi se la morte abbia davvero un senso significa compiere il primo passo del cammino che conduce all’incontro personale con Cristo. Non sempre l’ovvio è così ovvio. Cosa festeggiamo a Pasqua? La Pasqua (cristiana) è la celebrazione della risurrezione di Gesù Cristo . Questo è l’ovvio. Superarlo significa trarre dall’ovvio alcune considerazioni ed esserne convinti nella fede.

Oggi è Pasqua!

La fede nella risurrezione di Cristo è il punto sul quale sta o cade la fede cristiana. La risurrezione è l’imposizione di un totalmente nuovo attraverso la morte e oltre essa. La risurrezione di Cristo è la vittoria sulla morte e sul peccato. In essa, dunque, risiede l’efficacia della nostra salvezza e redenzione. Nella risurrezione di Cristo si dischiude per noi la possibilità di una vita nuova.

Oggi, la risurrezione la rivelazione del Padre (nei gesti e nelle parole di Gesù), l’identità del Figlio e la sua missione ricevono accredito e conferma. Per noi la risurrezione di Gesù è promessa. Recita l’orazione di colletta : «o Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna…». Nella risurrezione di Cristo sta la promessa della nostra salvezza ali ; fine dei tempi. E nel presente ?

La Pasqua è oggi!

Nella lettera ai Corinzi, Paolo invita a celebrare la «festa non con lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità» ( 1 Cor 5,8). Cosa significa ? Il Tempo di Quaresima è un periodo nel quale si celebra il sacramento della riconciliazione. Visto dalla parte del ministro è un’esperienza straordinariamente ricca e intensa. È la possibilità di condivisione di umanità, nel suo peso e nel suo splendore. È un’esperienza arricchente di profondità nel colloquio personale. È un luogo di contemplazione : il ministro è sempre terzo, spettatore di un rapporto tra altri due, e perciò è prospettiva privilegiata per contemplare come e quanto Dio agisce nel cuore degli uomini.

Del contenuto del sacramento, la confessione dei peccati, si può fare un’analisi morale, ma se ne può anche trarre materiale per dare nome ai modi di presentarsi dell’umanità sofferente : lo spaesamento (il non riconoscere più il mondo nel quale si vive, perché cambiato ed è diventato inintelligibile) ; la paura (nelle sue due manifestazioni del sospetto e dell’aggressività) ; la frustrazione ; la violenza, anche se nella forma più contenuta della rabbia, ma che in ogni caso rompe i vincoli di solidarietà ; la solitudine.
Di fronte a queste manifestazioni della dolenzia, l’annuncio di Pasqua dice che la morte si tramuta in vita, le tenebre in luce, la disperazione in speranza.

Possiamo interrogare i testi della liturgia tenendo fisse tre ipotesi : il sorgere e il crescere della fede degli apostoli è un «protocollo metodologico» per la nostra ; la risurrezione di Cristo è efficace già oggi ; la riflessione sulla Pasqua deve essere rispettosa della fede ma anche dell’umanità : deve essere in continuità, non in sostituzione, né in alternativa, né in contraddizione.

Che fare allora? Essere azzimi

Muovendoci da queste tre ipotesi di percorso, le letture ci invitano, per affermare il rinnovamento pasquale possibile, innanzi tutto ad avere il coraggio, l’ardire, di «dare un nome» al dolore umano. Tornando dal sepolcro, Maria dice ai discepoli : «hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto !» (Gv 20,2). Di fronte alla pietra ribaltata, Maria dà del fatto una lettura univoca, immediata ma insufficiente. Tuttavia, con questa frase Maria esprime il suo lutto, lo condivide e lo rende comprensibile. Oggi non possiamo sfuggire alla constatazione che il nostro linguaggio (e non solo quello della fede) è sempre più povero. Siamo imprecisi, utilizziamo pochi e consolidati slogan, ci avvaliamo di poche categorie per nominare i fatti della nostra vita. Abbiamo bisogno di riformulare un linguaggio per dire la nostra esistenza, per arricchirlo e renderlo più capace di orientarci nelle nostre vicende interiori ed esteriori.

In secondo luogo dalle letture siamo invitati allo sforzo di «interpretare il nostro dolore». È interessante ripercorrere il testo del vangelo per osservare con quanta frequenza ricorrano i verbi relativi alla vista. Fatta questa rassegna è possibile osservare la differenza fra vedere constativo e osservativo di Pietro e Maria, e il vedere interpretativo c’è il rischio di perdere il senso e il significato delle vicende umane e quello di non saper più collocare il dolore nell’orizzonte della speranza, nella possibilità di futuro, cadendo così nella disperazione. In terzo luogo, per affermare il rinnovamento pasquale possibile nell’oggi, è indispensabile «rispondere metodicamente» all’invito a essere azzimi.

La speranza si faccia allora percorsi di speranza. Perciò si deve andare a configurare una spiritualità pasquale : perciò si deve andare a configurare una spiritualità pasquale : benché gli obiettivi non si tramutino in causa di frustrazione, essi devono essere pochi, concreti, essenziali, progressivi e verificabili.

Indwi Nyeranda: Imisa y’Ukubabara kw’Umukama (Umwâka B)

IGISOMWA CA MBERE

Ivyo dusoma mu gitabu c’Umuhanuzi Izaya (50, 4-7)

Abancira amate mu maso sinayabahishije, ariko ndazi ko ntazoteterwa

Christ-RoiUmukama Imana yanje yarampaye ururimi rw’umwigishwa, kugira ngo nshobore kuremesha uwaruhijwe. Uko bukeye niko ankebura, kugira ngo ndamutege ugutwi nk’uwigishwa.
Umukama yarazibuye amatwi yanje, nanje sinamwankiye, sinamuzibukiriye. Narateze ibitugu abankubita, abanshikura ubwanwa ndabatega imisaya, abankubita be n’abancira amate sinabahishije amaso.
Umukama Imana yanje arantabara, nico gituma ivyo bitutsi ataco bingira ; nico gituma mu maso nahakomeje hakadadarara nk’ibuye, ndazi ko ntazoteterwa.

IZABURI 21 (22), 8-9. 17-18a. 19-20. 23-24

Icit : Mana yanje, Mana yanje,
Wampebeshejwe n’iki ?

Abambona bose barantwenga,
Barampfunira, bakazunguza umutwe,
bati : « Hamwe yizera Imana, n’imukize !
ugasangwa ari yo mugenzi afise, nimurekure !»

Ibipfizi indiri birankikiza,
ibinyamaswa amahanga vyo mw’ishamba bikanca iruhande ;
vyamboshe amaguru n’amaboko :
noshobora n’uguharura amagufa yanje yose.

Baragabangana ivyambarwa vyanje,
bagapfindanira ku mutamana wanje.
Ariko Weho, Mukama, ntunje kure,
Wewe nzeyeko amagara, tebuka untabare.

Nzoheza nirahire izina ryawe mu muvukano,
nkuyage hagati y’ishengero.
Mwebwe mwubaha Imana, nimuyihaye,
muyishemeze mwese uko mungana !

IGISOMWA CA KABIRI

Ivyo dusoma mw’Ibaruwa Umutumwa Paulo yandikiye Abanyafilipi (2, 6-11)

Yarigize ubusa, nico catumye Imana imushira hejuru ya vyose

Umukama Yezu,
Naho yamanye akamere k’Imana,
Ntiyigeze yishira hejuru ngo n’uko angana n’Imana ;
Ariko yigize ubusa mu gusangira akamere k’abasuku,
Mu kwigira umuntu asa n’abandi ;
Yigenjeje nk’umuntu asanzwe,
Arushirizaho mbere kwicisha bugufi,
Aragamburuka gushika yemere urupfu
Kandi urupfu rwo ku musaraba.

Ni co catumye Imana imushira hejuru ya vyose,
Ikamugabira Izina rirengeye amazina yose,
Kugira ngo kw’izina rya Yezu, bose bakubite ibipfukamiro
Mw’ijuru, kw’isi no mu kuzimu kw’inyenga,
Kandi ururimi rwose ruyage ko Yezu Kristu ari Umukama,
Ngo Imana Se ininahazwe.

INKURU NZIZA

Urakaninahazwa kandi uragashemezwa, Mukama Yezu.

Kubwacu twese, Yezu Kristu yarigize umugamburutsi
Gushika yemere urupfu, kandi urupfu rwo ku musaraba.
Ni co catumye Imana imushira hejuru ya vyose,
ikamugabira Izina rirengeye amazina yose.

Urakaninahazwa kandi uragashemezwa, Mukama Yezu.

Mu kubabara kw’Umukama kwanditswe na Matayo, barashobora kubisoma ari batatu : Umusomyi (S), Abantu (Ab) na Yezu (Y), Umusomyi agasoma inyigano, Abantu bagasoma amajambo yavuzwe n’abantu nyene, Umusaserdoti canke (Y) agasoma amajambo yavuzwe n’Umukama.

Ukubabara kw’Umukama wacu Yezu Kristu nk’uko kwashikirijwe na Mariko (14, 1-15, 47)

Igisomwa kigufi : 15, 1-39

Abansi ba Yezu baja inama yo kumwica

S : Hari hasigaye imisi ibiri hakaba Pasika,
maze abaherezankuka bakuru n’abanditsi
barondera uburyo bw’ugufata Yezu ku rwenge
ngo baheze bamwice.
Bavugana bati :
Ab : « Yamara ntitubigire ku musi mukuru,
kuko igihugu cogarariza. »

Mu nzu ya Simoni, umugore amusiga amavuta

S : Ico kivi, Yezu yari i Betaniya kwa Simoni umunyamibembe,
maze mu gihe bari ku meza, haza umugore
azanye agacupa k’utuvuta tumota neza kandi tw’ikiguzi kinini,
araheza arumūra kano gacupa, tutuvuta atumusiga ku mutwe.
Bamwebamwe bagira umwikomo, bati :
Ab : « Ayo mavuta yononewe iki ?
bari gushobora kuyagurisha amafeza amajana atatu,
maze bakayafashisha aboro ! »
S : Barahava baramuryagagura.
Yamara Yezu ati :
Y : « Mureke ! Mumusindirira iki ?
Angiriye igikorwa ciza.
Kuko muzokwamana aboro na ntaryo
Kandi nimwabishaka, muzobagirira neza ;
ariko jewe ntimuzomporana.
Yagize uko ashobora :
yabaye arasiga hakiri kare umubiri wanje,
ngo amenyeshe ko nzohambwa.
Ni ivy’ukuri, ndabibabariye,
aho hose bazokwigisha Inkuru Nziza
– kw’isi yose –
Bazokwama bibuka ico ahejeje kugira. »

Yuda agura Yezu

S : Na we Yuda Iskariyoti,
Umwe wo muri bamwe cumin a babiri,
Aja ku baherezankuka bakuru kugira ngo amubahe.
Na bo baramwumviriza n’akanyamuneza,
Batako bemera kuzomuha amafaranga.
Yama arondera rero uburyo bwo kumutanga.

Abigishwa bategura Pasika

Umusi wa mbere w’imisi mikuru y’imikate itambiye,
ni ho babaga umwagazi wa Pasika ;
abigishwa babarira Yezu bati :

Ab : « Ugomba ko tuja kugutegurira Pasika hehe ? »
S : Arungika rero babiri mu bigishwa biwe, ababwira ati :
Y : « Nimugende mu gisagara.
Muraza guhura n’umuntu yikoreye umubindi w’amazi,
muraheze mumukurikire.
Aho aza kwinjira, mubwire nyenurugo muti :
‘Umukama avuze ngo :
Inzu yanje nza gufunguriramwo Pasika
Kumwe n’abigishwa banje, iri hehe ?’
Hanyuma we nyene aza kubereka hejuru kw’igorofa,
icumba giteguye kirimwo n’imisego ;
habe ari ho rero mudutegurira. »
S : Abigishwa barakozako, bagenda mu gisagara,
basanga ibintu bimeze uko Yezu yababariye,
maze bategura Pasika.

Yezu amenyesha uwuza kumugurisha

S : Bugorovye, arashika kumwe na bamwe cumi na babiri.
Hanyuma, igihe bari ku meza bariko barafungura, Yezu ati :
Y : « Ni ivy’ukuri ndababariye,
umwe muri mwebwe aza kungurisha,
kandi ni uwuriko arasangira nanje ! »
S : Biraheza bibatera umwikomo mwinshi,
batangura n’ukumubaza, umwe umwe ngo :
Ab : « Ubwo ntiyoba ari jewe ?»
S : Arabishura ati :
Y : « Ni umwe muri mwebwe cumin a babiri,
Uwukora ku nkōko imwe nanje.
Umwana w’umuntu, ni ukuri, arigiriye
Nk’uko vyanditswe kuri we ;
Yamara aragowe uwo muntu
Aza kugurisha Umwana w’umuntu !
Vyomubereye vyo iyo apfuma areka kuvuka ! »

Yezu agira Ukaristiya

S : Igihe bariko barafungura,
yakira umukate arawuhezagira,
arawumanyura, arawubaha, yongera ati :
Y : « Akire : iki ni umubiri wanje. »
S : Hanyuma yakiriye igikombe,
arakenguruka kandi arayibahereza,
bayinywako bose.
Araheza ababwira ati :
Y : « Iki ni amaraso yanje,
Amaraso y’Isezerano aza guseseka ku bwa benshi.
Ni ivy’ukuri, ndababariye,
Singisubira kunywa ikinyobwa c’umuzabibu,
Gushika umusi nzosubira kukinywera
Mu Bwami bw’Imana. »

Yezu amenyesha ko Petero aza kumwihakana

S : Bahejeje kuririmba amazaburi, baja ku Gasozi k’imizeti.
Yezu rero ababwira ati :
Y : « Muza gutsitara mwese ;
Kukaba nka ko handitswe ngo :
‘Nzokubita umwungere, intama zisanzare’.
Ariko rero maze kuzuka
Nzobatanga mu Bugalile. »
S : Petero aramwishura ati :
Ab : « N’aho bose botsindwa, jewe haba namba. »
S : Yezu aramwishura ati :
Y : « Ni ivy’ukuri, ndabikubariye,
wewe, uyu musi muri iri joro nyene,
isake itarabika kabiri,
uzoba umaze kunyihakana gatatu. »
S : Petero na we arumumya avuga ati :
Ab : « N’iyo noba uwupfa tukajana,
sinokwihakana namba. »
S : Bose kandi bavuga batyo.

Yezu agira amaganya i Getsemani

S : Bashika ahantu hitwa Getsemani.
Yezu rero abarira abigishwa biwe ati :
Y : « Nimube muricaye ngaha, umwanya nza kuba ndiko ndasenga. »
S : Ajana Petero, Yakobo na Yohani,
araheza atangura kugira ubwoba n’ukwuzura amaganya.
Araheza arababarira ati :
Y : « Numva ndi n’amaganya mu mutima nk’uwugira apfe.
Nimugume ngaha, kandi muterame. »
S : Yigiye imbere imbere gatoyi, yubarara hasi,
atakamba ngo uyo musi wigireyo nivyaba bishoboka.
Ni ko kuvuga ati :
Y : « Aba, Dawe ! Nta kikunanira,
Nyigizayo ico gikombe,
Ariko ntibibe nk’uko jewe nshaka,
Nibibe nk’uko wewe ubishaka ! »
S : Arahaguruka asanga basinziriye.
Abarira Petero ati :
Y : « Simoni we, urasinziriye ?
Ntiwarushe uterama n’isaha n’imwe ?
Nimube maso kandi musabe,
mwoye gutsindwa n’inyosha mbi.
Umutima ni ko uri n’ingoga,
ariko umubiri wo ni ntamagara. »
S : Hanyuma asubira kandi kugenda,
arasaba avuga kwa kundi nyene.
Agarutse, asanga kandi basinziriye,
amaso yabo yari yaremerewe n’itiro.
Ntibari bakimenya n’iryo bamwishura.
Agarutse ubugira gatatu, arababarira ati :
Y : « Noneho, nimwisinzirire, muruhuke.
Akaba kabaye, harageze :
Umwana w’umuntu agira ngo atabwe
Mu minwe y’abayobe.
Nimuhaguruke ! Tugende !
Ehe uwungurisha ari hafi. »

Yezu afatwa

S : Akiriko aravuga ayo majambo,
Yuda, umwe muri bamwe cumi na babiri, arashika,
ari kumwe n’igitero c’abantu bitwaje inkota n’amahiri,
barungitswe n’abaherezankuka bakuru, abanditsi
hamwe n’abakurambere.
Nyene kumugurisha yari yari yabahaye ikimenyetso avuga ati :
Ab : « Uwo nza gusoma, ari bube ari we ;
muramufate, mumujane mumwitondeye. »
S : Ngo abe agishika, yegera Yezu, ati :
Ab : « Muhanyi ! »
S : Aramusoma.
Bamugwako rero baramufata.
Umwe mu bari aho asokorora inkota yiwe,
ayikubita umusuku w’umuherezankuka mukuru,
amuca ugutwi.
Araheza Yezu ababarira ati :
Y : « Mbe ndi igisuma,
Mu ko muzana inkota n’amahiri ngo mumfate ?
Imisi yose tzahorana nigoshiriza mu gisengero,
ariko ntimwamfashe.
Yamara ni ko, iryanditswe niritahe. »
S : Bose rero bamusiga hano, barahunga.
Umusore yari amukurikiye yambaye impuzu ihwahutse nsa ;
baramufata, na we abasigarana ya mpuzu, ahunga uko yamye.

Yezu acirirwa urubanza kwa Kayifa

Baraheza bajana Yezu ku muherezankuka mukuru,
hanyuma abaherezankuka bakuru bose, abakurambere hamwe n’abanditsi
barakorana.
Petero yari yamukurikiye agendera kure,
ashika imbere mu rugo rw’umuherezankuka mukuru,
yicarana n’abasuku, yota umuriro.
Abaherezankuka bakuru n’abagize inama nkuru y’igihugu bose rero
Baja mu vyo kurondera ico bokwagiriza yezu ngo bamwicishe,
barakibura.
Benshi ni ko, baramuremera,
ariko habura uwovuga kumwe n’uwundi.
Barateba bamwebamwe bava hasi, bamuremera, bati :
Ab : « Twaramwumvise avuga ngo : Nzosambura iyi sengero
Yubatswe n’abantu,
mpeze mu misis itatu nubake iyindi
itazoba yubatswe n’abantu. »
S : Ariko no kuri iryo ntibashira hamwe.
Umuherezankuka mukuru rero ava hasi mu nama hagati,
abaza Yezu ati :
Ab : « Ntaco wishuye ? Ivyo bakwagiriza ni ibiki ? »
S : Yezu na we arinumira, ntihagira ico yishura.
Umuherezankuka mukuru aramusubira ati :
Ab : « Uri Kristu, Umwana w’Uwuhezagiye ? »
S : Yezu aramwishura ati :
Y : « Ndi we.
Bitayeko muzobona Umwana w’umuntu
Yicaye iburyo bw’Umushoboravyose,
Mumubone agaruka mu bicu vy’ijuru. »
S : Ni ho rero umuherezankuka mukuru yaca yitaburirako ivyambarwa, ati :
Ab : « Turacaronderera iki abagirizi ?
Muriyumviye ingene atutse Imana :
Ku bwanyu, bite none ? »
S : Bose bashing ko ari uwo gupfa.
Bamwe rero batangura kumucirako amate,
kumukubita mu misaya bamupfutse mu maso
kandi bavuga bati :
Ab : « Pfindura ! »
S : N’abasuku baramukubita inshi.

Petero yihakana Yezu gatatu

Ubona ko Petero yari yicaye hepfo mu rugo,
haza umwe mu ncoreke z’umuherezankuka mukuru.
Abonye Petero ariko arota, aramwitegereza ati :
Ab : « Na wewe nyene wari kumwe na Yezu w’i Nazareti. »
S : Na we arabihakana ati :
Ab : « Sinzi, sintegera ivyo uvuga. »
S : Arasohoka, aja hanze ; inkoko irabika.
Ya ncoreke ngo ibone Petero, isubira kubwira abari aho iti :
Ab : « Uyu ni uwo muri bo ! »
S : Yongera guhakana.
Haciye akanya gatoyi,
Abari bahagaze aho na bo babwira Petero bati :
Ab : « Ni ivy’ukuri uri uwo muri bo,
nka ko uri Umunyagalile. »
S : Na we rero agiye mu vyo kwisiba n’ukurahira, ngo :
Ab : « Uyo muntu muvuga sindamuzi. »
S : Ubwo nyene inkoko ica iraheta.
Petero rero yibuka iryo Yezu yari yamubwiye ati :
‘Inkoko itarabika kabiri, uzoba umaze kunyihakana gatatu ;’
Aca araturikisha ararira.

Igisomwa kigufi gitangurira aha

Urubanza rwa Yezu kwa Pilato

Bukeye mu gitondo,
abaherezankuka bakuru, abakurambere,
abanditsi, eka n’abagize inama nkuru y’igihugu bose, bagira inama.
Hanyuma baboshe Yezu, baramujana kwa Pilato.
Pilato aramubaza ati :
Ab : « Wewe uri umwami w’Abayuda ? »
S : Yezu aramwishura ati :
Y : « Ni wewe ubuvuze. »
S : Abaherezankuka bakuru baguma bamwagiriza vyinshi.
Pilato yongera kumubaza ati :
Ab : « Nta co wishura ? Ehe ivyo bakwagiriza uko bingana ! »
S : Yamara Yezu ntihagira ico aba acishura,
biranatangaza cane Pilato.
Agasangwa Pilato uko umusi mukuru ushitse,
yama abarekurira imbohe,
uwo ishengero risabiye ikigongwe.
Hari uwitwa Baraba, aboshwe hamwe n’abari bagumutse,
bica umuntu muri uwo mugumuko.
Ishengero ryari riduze,
rija mu vyo kwaka Pilato ico yabamenyereje.
Pilato arabishura ati :
Ab : « Mushaka ko ndababohorera umwami w’Abayuda ? »
S : Yari azi ko abaherezankuka bakuru
Bari bamushengeje kubera ishari.
Abaherezankuka bakuru bosha ishengero
Ngo abohore Baraba.
Pilato yongera kubabwira ati :
Ab : « None uyu muntu mwita umwami w’Abayuda
Mushaka ndamugire gute ? »
S : Bo yamara bongera kuvuza induru ngo :
Ab : « Mubambe ! »
S : Pilato arongera ati :
Ab : « Ikibi yakoze ni nyabaki ? »
S : Barushirizaho induru, ngo :
Ab : « Mubambe ! »
S : Pilato, ashaka ko ishengero rishirwa,
Ababohorera Baraba ;
Na Yezu abanje kumukubitisha,
Aramutanga ngo bamubambe.

Yezu akubitwa

Abasirikare bajana Yezu imbere mu kirimba,
Bakoranya rero umugwi wose w’abasirikare,
Bamwambika igihuzu gitukura,
Bajisha urugori rw’amahwa, bararumwambika.
Baja mu vyo kumuramutsa, ngo :
Ab : « Mwaramutse, mwami w’Abayuda ! »
S : bakaza rero baramukubita ku mutwe n’umubingobingo,
Kandi bamucirako amate,
Bongera bapfukama imbere yiwe.
Bamaze kumutyekeza batyo,
bamwambura ca gihuzu gitukura, bamwambika impuzu ziwe.
Hanyuma bamujana kumubamba.

Yezu abambwa ku musaraba

Bahura n’umuntu yihhitira, yitwa Simoni w’i Sireni,
se wa Alesandro na Rufosi, yari avuye mu mirima,
baramugobera ngo atware umusaraba wa Yezu.
Bajana Yezu ahantu hitwa Gologota,
ni ukuvuga ikibanza c’agahanga.
Bamuha umuvinyu uvanze n’imira,
ariko Yezu yanka kuwunywa.
Baraheza baramubamba, bongera bagabangana ivyambarwa vyiwe,
batera ubupfindo ngo barabe ivyokwegukira umwumwe.
Aho bamubamba, hari kw’isaha ya gatatu.
Urwandiko rwerekana ico azize rwari rwanditswe ngo :
« Umwami w’Abayuda. »
Bamubambana n’ibisuma bibiri,
kimwe iburyo, ikindi ibubamfu.
Abahita baramutuka, bakazunguza umutwe, bati :
Ab : « Ehe ! Wewe usambura isengero,
ugashaka kuyubaka mu misi itatu,
ikize ga wewe nyene, wikure ku musaraba ! »
S : Anbaherezankuka bakuru n’abanditsi
Baramutwenga na bo bati :
Ab : « Yakijije abandi, none na we biranse ko yikiza !
Kristu, umwami w’Israyeli,
Ubu niyikure ku musaraba,
Tubibone duheze twemere ! »
S : Bamwe bari babambanywe na we
Na bo nyene baramutuka.

Yezu apafa ku musaraba

Kw’isaha ya gatandatu,
Umukorane ukwira igihugu cose gushika kw’isaha y’icenda.
Kw’isaha y’icenda, Yezu ashira ijwi hejuru ati :
Y : « Elohi, Elohi, lema sabaktani »,
S : ni ukuvuga ngo :
Y : « Mana yanje, Mana yanje, wampebeshejwe n’iki ? »
S : Abari aho ngo bavyumve, bati :
Ab : « Ng’uwo ariko aratabaza Eliya ! »
S : Umwe muri bo yiruka gukoza mw’isiki ipampa,
Arishira kw’isunwe ry’umubingobingo,
Aramuhereza ngo anunuze, avuga ati :
Ab : « Reka turabe ko Eliya aza kumumanura ! »
S : Yezu asubira gushira ijwi hejuru, aca aracikana.

Aha barapfukama, bakavuga igisabisho gitoyi banumye.

Umukingo w’impuzu wari mw’isengero wicamwo kubiri
Kuva ruguru gushika epfo.
Intwazangabo yari imbere yiwe
Ngo ibone ingene acikanye, iti :
Ab : « Ni ivy’ukuri, uwu muntu yari Umwana w’Imana ! »

Igisomwa kigufi giherera aha

Hari n’abagore barabira kure ;
muri bo hari Mariya Madalena,
Mariya nyina wa Yakobo mutoyi, na Yoze, na Salome,
bahora bamugendanira, bakamukenurira akiri mu Bugalile,
n’abandi benshi kandi bari baduganye na we i Yeruzalemu.

Yezu ahambwa

Bumaze kugoroba,
– ubona ko wari umusi w’umwiteguro, nka ko bwaca ari isabato, –
Haza Yozefu w’i Arimateya,
umushingantahe yamenyekana w’Inama nkuru,
yari yiteze na we nyene Ubwami bw’Imana ;
arubahuka aja gusaba Pilato ikiziga ca Yezu.
Pilato atangazwa n’uko Yezu yoba amaze gupfa ;
Yakura ya ntwazangabo ayibaza ko amaze gucikana.
Intwazangabo ibimubwiye, Pilato aha ikiziga Yozefu.
Yozefu agura impuzu year, akura ikiziga ku musaraba,
Agitekera muri nya mpuzu,
Akiryamika mu ruhafu bari bimvye mu gitandara c’ibuye,
Hanyuma ahindira ibuye ku muryango w’uruhafu.
Ariko, Mariya Madalena na Mariya nyina wa Yoze,
baritegereza aho bamubitse.

INDWI NYERANDA: Ukwinjira kw’Umukama i Yeruzalemu

Ivyo basoma mu mwaka «A» twaravynditse mu gihimba cagenewe umwaka «A» nyene. Aha tugira tuhandike ivyagenewe umwaka «B». iyi Nkuru Nziza tugira ngo dutangurireko, murazi ko ari iyisomwa imbere y’Ukwinjira mw’isengero.

INKURU NZIZA

Ivyo dusoma mu Nkuru Nziza ya Yezu Kristu nk’uko yashikirijwe na Mariko (11, 1-10)

Aragahezagirwa uwuje kw’izina ry’Umukama

RameauxImisi mikeyi imbere y’umusi mukuru wa Pasika, Yezu n’abigishwa biwe bari begereye Yeruzalemu, hafi ya Betifage na Betaniya, amaja ku Gasozi k’Imizeti. Yezu arungika babiri bo mu bigishwa biwe, ababwira ati : « Nimugende mu kigwati kiri aho imbere yanyu, mupfa kuhagera, muhasanga indogobwe ikiri nto, iziritse, ata muntu n’umwe arigera agenderako. Muyiziture, muyinzanire. Na ho nihagira uwubabaza ati : « Muyiziturira iki ? », muramwishura muti : « Umukama ni we ayikeneye, kandi ntateba kuyibarungikira aho nyene. »

Baragenda rero, basanga indogobwe iziritse iruhande y’urugi, hanze ku kayira, barayizitura. Hanyuma bamwe mu bari aho bababwira bati : « Muzituriye iki iyo ndogobwe ? » Babishura uko Yezu yari yavuze, na bo barabareka barayizitura. Bazanira rero nya ndogobwe Yezu, bayisasako imitamana yabo, Yezu na we ayicarako. Ni uko rero, abantu benshi basasa imitamana yabo mu nzira, abandi na bo basezera mu nzira bakoresheje amashami baca mu mirima. Abari imbere n’abari inyuma barahanirana bati : « Hozana ! Aragahezagirwa uwuje kw’izina ry’Umukama ! Iragahezagirwa ingoma ya sogokuru Dawudi ishitse ! Hozana no mw’ijuru ry’intashikirwa ! »

CANKE

Ivyo dusoma mu Nkuru Nziza ya Yezu Kristu nk’uko yashikirijwe na Yohani (12, 12-16)

Imisi mikeyi imbere y’umusi mukuru wa Pasika, ishengero ryinshi cane ry’abari baje ku misi mikuru, ryumvise ko Yezu yaje i Yeruzalemu, rifata udushami tw’ibisanda, rirashwabaduka ngo rimusanganire, riza rirasemerera riti : « Hozana ! N’ahezagirwe uwuje kw’izina ry’Umukama, ari we Mwami w’Israyeli ! »

Yezu na we aronse umukurira w’indogobwe, arawicarako, nk’uko vyanditswe ngo :
« Ntutinye, mwigeme wa Siyoni,
ng’uwo umwami wawe araje
yicaye ku mukurira w’indogobwe. »
Abigishwa biwe ntibashoka babitegera, yamara aho Yezu amariye kuninahazwa, baributse ko vyari vyaranditswe, kandi ko ari vyo bamugiriye.