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Une Eglise sentinelle qui avertit, dénonce le mal et annonce le salut pour gagner nos frères au Christ.
La communauté chrétienne est faite d’hommes et de femmes baptisés, mais toujours faibles et fragiles. Le Seigneur ne l’ignore pas et nous le savons nous aussi, qui devons l’expérimenter dans notre chair, quand nous trébuchons et tombons, quand nous devons affronter des offenses et des séparations.
« S’il t’écoute, tu auras gagné ton frère ».
Dans les communautés auxquelles s’adressait l’évangile de Matthieu, il a dû exister des tensions pouvant conduire à envisager l’exclusion de tel ou tel autre membre. Chaque croyant était comme la sentinelle à laquelle, dans la première lecture, le livre d’Ézéchiel compare le prophète. La mission de celui-ci est d’exhorter le coupable à abandonner sa conduite mauvaise. Chacun se doit d’être le gardien (vigilant, mais discret) du frère ou de la sœur qui s’égare. Ne pas essayer d’empêcher le mal revient à s’en rendre complice. Faut-il donc épier et dénoncer ? Loin de nous donc l’idée moderne et absolue de vie privée selon laquelle j’ai le droit de faire tout ce que je veux pendant que personne n’a le droit d’en dire quelque chose. Combien de fois nous irritons-nous, nous fâchant contre celui qui me fait une remarque au lieu de voir l’objet de la remarque ?
Le rôle du prophète est d’être continuellement en éveil, prêt à dénoncer le mal, non pas d’abord pour confondre et humilier celui qui est faible, mais pour le provoquer à se convertir en préservant sa (suite…)
« Passe derrière moi »! Comme disciples, mettons notre pas dans celui de Jésus.
Tel un voyage d’étude et de formation, nous continuons le voyage que nous avons commencé avec Jésus, depuis Tyr et Sidon et Césarée de Philippe. Après la Confession de foi de Simon devenu Pierre par la suite, Jésus commence la catéchèse sur la mort et sa résurrection, puisqu’il estime qu’il et temps d’en parler. Ici se trouve un tournant historique, une clé de voute de la vie et de l’enseignement de Jésus: sa vie, sa mort et sa résurrection, centre de la foi chrétienne.
En chaque cheminement au cours duquel est en jeu une chose importante, tel un choix à faire, une décisions importante de laquelle dépend notre présent et notre futur, à un certain point, on est mis à l’épreuve. La foi et la vocation chrétienne à suivre Jésus ne font pas exception de ce parcours à faire et ces épreuves à affronter. En effet, être chrétien signifie ne pas se dérober à ces épreuves, et sur le modèle du Christ, cela signifie aussi savoir dire en ces circonstances difficiles : « que soit faite, non pas ma volonté, mais la tienne » (Cf. Lc 22,42). Ceci implique aussi le fait de savoir que l’on n’est pas seul et par conséquent, on doit être capable de se confier à Dieu qui ne nous abandonne jamais, quand bien même on serait devant l’épreuve ultime : celle de la croix dont Pierre n’entend pas affronter derrière son Maître.
Dans la vie humaine, il existe donc des moments extrêmes au sein desquels (suite…)
Seguire i pensieri di Dio invece di seguire quelli degli uomini.
Fratelli e sorelle, i testi biblici di questa Domenica sono una chiamata a seguire i pensieri di Dio che non sono quelli degli uomini. Questo è ciò che è accaduto al profeta Geremia. Dio gli ha affidato una missione difficile. È stato mandato a chiamare il re e le persone a convertire. Annuncia loro da Dio che i loro difetti avranno conseguenze drammatiche. In diverse occasioni, il profeta ha cercato di scappare a causa delle difficoltà della missione ma non era come un fuoco divorante che non poteva controllare. Egli fu sedotto di più di lui. Anche noi, nelle nostre prove, il Signore ci insegna a abbandonarci con amore. Dio ci ha creati con amore e dobbiamo rispondere a quest’amore.
Nella seconda lettura, abbiamo sentito la testimonianza di San Paolo. Sappiamo che prima pensava di salvare l’onore di Dio perseguitando i primi cristiani. Quando fu sequestrato, fu anche trasformato completamente da Cristo. Ha abbandonato le sue certezze per adattarsi al vero Dio che è Amore. E oggi ci raccomanda di non assumere come modello il mondo attuale. Guardiamoci di non essere presi dalle cose di questo mondo perché finiscono e anche il mondo finirà, ma le parole di Dio rimarranno sempre. Quello che è importante non è sempre quello che possiamo pensare. Abbiamo una chiamata a rinunciare alle idee del mondo e a cambiare i nostri cuori e le nostre mente per discernere la volontà di Dio.
Nel Vangelo, la Domenica scorsa, abbiamo sentito San Pietro professare la sua fede in Gesù come Messia, come Figlio del Dio vivente e Gesù ha detto che era ispirato da Dio Padre. Oggi fa il contrario perché ha una confusione oppure una falsa idea di Messia. Come molte persone del suo paese, Pietro stava aspettando un Messia che prenderebbe il potere e caccerebbe l’occupante romano del suo paese. Ora, Gesù annuncia che deve morire, andare a Gerusalemme, soffrire molto, essere ucciso e il terzo giorno risorgere dai morti. E veramente il contrario dell’idea di Messia di San Pietro. Un Messia che morirà di morte violenta? La morte della croce era la più terribile tortura. Per gli ebrei era la vetta della vergogna, era il segno della maledizione divina. E Gesù l’ha accettata per l’amore nostro, per salvarci. Per questo, cappiamo la reazione di Pietro. Poco prima, aveva visto la trasfigurazione di Gesù sul monte santo e ha sentito la voce del Padre, e la Domenica scorsa, ha professato che Gesù è Messia, ma oggi non capisce più perché è incompatibile. Non trova la logica. È perché rifiuta il tragico destino alla croce del Messia promesso a Israele. Senza rendersene conto, gioca il ruolo di satana, il tentatore. Ha impedito la strada a Gesù invece di sostenerlo e camminare con Lui. Questo potrebbe essere il primo negare di Pietro. È perché Gesù espande il suo discorso: Pietro non ha capito cosa significa essere discepolo. È necessario un aggiornamento: per salvare bisogna perdere la propria vita. Nelle nostre promesse battesimale, abbiamo giurato di essere sempre i discepoli di Gesù e nella confermazione, abbiamo dato la nostra mano destra alla Vergine Maria per guidarci et portarci a Gesù suo Figlio. Adesso, dove arriviamo? Siamo sicuri di non essere come Pietro? Viviamo in un mondo che cerca la gloria, l’onore, la potenza e soprattutto il denaro. Il grande rischio è di dimenticare che siamo creati per amare e santificarci attraverso le nostre opere. Dio che è Amore ci ha creati per farci partecipi del suo amore. Ci invita a progredire nell’amore e ad offrire la nostra vita per amore di Gesù, che è nei poveri, nei sofferenti, nelle vedove, etc.
Ma la nostra mentalità è che le cose facili sono le cose vere perché non ci domandano un po’ di sforzo ma alla più grande sorpresa, sono le cose false. Perché alla fine tante persone ripiangono e finiscono da darsi la morte? Qualche volte viviamo sempre nelle nostre tentazioni. Come Pietro ci allontaniamo dai pensieri di Dio e cerchiamo a correggerlo. Il Papa Francesco ci avvisa contro il rischio di essere mondani lasciandoci portare via dalle idee del mondo. In quel momento, diventiamo come il sale che perde il suo sapore. È questo che accade a un cristiano che ha la mentalità del mondo, è come il sale che perde il sopore o come un vino tagliato con l’acqua. Se ci affidiamo a Gesù, ci guiderà sulla via della vita e lotterà in noi e con noi contro la tentazioni. Fugiamo le facilità mondane e prendiamo le nostre croci e seguiamo Gesù. Ci introdurrà nella vita senza fine. Amen. Sia lodato Gesù Cristo






