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Seguire i pensieri di Dio invece di seguire quelli degli uomini.
Fratelli e sorelle, i testi biblici di questa Domenica sono una chiamata a seguire i pensieri di Dio che non sono quelli degli uomini. Questo è ciò che è accaduto al profeta Geremia. Dio gli ha affidato una missione difficile. È stato mandato a chiamare il re e le persone a convertire. Annuncia loro da Dio che i loro difetti avranno conseguenze drammatiche. In diverse occasioni, il profeta ha cercato di scappare a causa delle difficoltà della missione ma non era come un fuoco divorante che non poteva controllare. Egli fu sedotto di più di lui. Anche noi, nelle nostre prove, il Signore ci insegna a abbandonarci con amore. Dio ci ha creati con amore e dobbiamo rispondere a quest’amore.
Nella seconda lettura, abbiamo sentito la testimonianza di San Paolo. Sappiamo che prima pensava di salvare l’onore di Dio perseguitando i primi cristiani. Quando fu sequestrato, fu anche trasformato completamente da Cristo. Ha abbandonato le sue certezze per adattarsi al vero Dio che è Amore. E oggi ci raccomanda di non assumere come modello il mondo attuale. Guardiamoci di non essere presi dalle cose di questo mondo perché finiscono e anche il mondo finirà, ma le parole di Dio rimarranno sempre. Quello che è importante non è sempre quello che possiamo pensare. Abbiamo una chiamata a rinunciare alle idee del mondo e a cambiare i nostri cuori e le nostre mente per discernere la volontà di Dio.
Nel Vangelo, la Domenica scorsa, abbiamo sentito San Pietro professare la sua fede in Gesù come Messia, come Figlio del Dio vivente e Gesù ha detto che era ispirato da Dio Padre. Oggi fa il contrario perché ha una confusione oppure una falsa idea di Messia. Come molte persone del suo paese, Pietro stava aspettando un Messia che prenderebbe il potere e caccerebbe l’occupante romano del suo paese. Ora, Gesù annuncia che deve morire, andare a Gerusalemme, soffrire molto, essere ucciso e il terzo giorno risorgere dai morti. E veramente il contrario dell’idea di Messia di San Pietro. Un Messia che morirà di morte violenta? La morte della croce era la più terribile tortura. Per gli ebrei era la vetta della vergogna, era il segno della maledizione divina. E Gesù l’ha accettata per l’amore nostro, per salvarci. Per questo, cappiamo la reazione di Pietro. Poco prima, aveva visto la trasfigurazione di Gesù sul monte santo e ha sentito la voce del Padre, e la Domenica scorsa, ha professato che Gesù è Messia, ma oggi non capisce più perché è incompatibile. Non trova la logica. È perché rifiuta il tragico destino alla croce del Messia promesso a Israele. Senza rendersene conto, gioca il ruolo di satana, il tentatore. Ha impedito la strada a Gesù invece di sostenerlo e camminare con Lui. Questo potrebbe essere il primo negare di Pietro. È perché Gesù espande il suo discorso: Pietro non ha capito cosa significa essere discepolo. È necessario un aggiornamento: per salvare bisogna perdere la propria vita. Nelle nostre promesse battesimale, abbiamo giurato di essere sempre i discepoli di Gesù e nella confermazione, abbiamo dato la nostra mano destra alla Vergine Maria per guidarci et portarci a Gesù suo Figlio. Adesso, dove arriviamo? Siamo sicuri di non essere come Pietro? Viviamo in un mondo che cerca la gloria, l’onore, la potenza e soprattutto il denaro. Il grande rischio è di dimenticare che siamo creati per amare e santificarci attraverso le nostre opere. Dio che è Amore ci ha creati per farci partecipi del suo amore. Ci invita a progredire nell’amore e ad offrire la nostra vita per amore di Gesù, che è nei poveri, nei sofferenti, nelle vedove, etc.
Ma la nostra mentalità è che le cose facili sono le cose vere perché non ci domandano un po’ di sforzo ma alla più grande sorpresa, sono le cose false. Perché alla fine tante persone ripiangono e finiscono da darsi la morte? Qualche volte viviamo sempre nelle nostre tentazioni. Come Pietro ci allontaniamo dai pensieri di Dio e cerchiamo a correggerlo. Il Papa Francesco ci avvisa contro il rischio di essere mondani lasciandoci portare via dalle idee del mondo. In quel momento, diventiamo come il sale che perde il suo sapore. È questo che accade a un cristiano che ha la mentalità del mondo, è come il sale che perde il sopore o come un vino tagliato con l’acqua. Se ci affidiamo a Gesù, ci guiderà sulla via della vita e lotterà in noi e con noi contro la tentazioni. Fugiamo le facilità mondane e prendiamo le nostre croci e seguiamo Gesù. Ci introdurrà nella vita senza fine. Amen. Sia lodato Gesù Cristo
« Et vous, qui dites-vous que je suis? » Entrer dans la nouveauté de la messianité du Christ.
Déplacement physique, croissance spirituelle.
L’Evangile de Matthieu rapporte le récit de plusieurs personnes en déplacement. La sainte famille part en Egypte et revient (Mt 2,13-23) ; Jésus se déplace dans le territoire de la Galilée (Mt 4,23) ; ses disciples traversent le lac (Mt 15,29 ; 16,5)… En ce 21ème dimanche du T.O, Jésus et ses disciples se rendent aux frontières les plus éloignées du territoire contrôlé par les Romains, après l’épisode de Tyr et Sidon, et arrivent à Césarée de Philippe, ville païenne se trouvant à environ 45km au nord du Lac de Galilée. Souvent, de tels déplacements physiques signifient un progrès spirituel et une occasion de croissance dans la foi. Césarée de Philippe sera un tournant dans la vie de Jésus et dans la foi de ses disciples. Une occasion de voir les objectifs de nos pèlerinages, pour ce qui regarde la croissance dans la foi.
Dans ce cheminement, chacun progresse à son rythme. Ses disciples ont une foi naissante (Mt16,8) ; les autorités religieuses le rejettent et l’accusent même de collaborer avec le diable (Mt9,34) et complotent sa mort (Mt12,14) d’où ils essaient de le piéger (Mt16,1) ; la foule l’accompagne en voyant en lui une certaine réincarnation des prophètes du passé (voir Mt 3,23-24 ; 7,29 ; 9,8 ; 13,53-58). Quelle est ma progression de foi ?
Césarée de Philippe.
Après l’épisode de Tyr et Sidon, avec les douze, Jésus s’est retiré dans la région de «Césarée-de-Philippe », ville construite par le tétrarque Hérode-Philippe près des sources du Jourdain, et ainsi dénommée en l’honneur de l’empereur Auguste. Jésus a-t-il voulu susciter la reconnaissance de son identité messianique sur l’horizon de cette cité élevée à la gloire des grands de ce monde, afin de suggérer l’antagonisme irréconciliable entre le Royaume de son père et les Empires d’ici-bas ? Ou bien a-t-il choisi ce lieu paradisiaque où l’eau coule en abondance et où la végétation est luxuriante, pour signifier que l’accueil de la révélation donne accès à la nouvelle création ? Peut-être faut-il conjuguer les deux interprétations : Jésus pourrait en effet suggérer par ce choix géographique, que l’on n’accède au nouvel Eden qu’en renonçant aux fastes d’ici-bas ?
Césarée était dite « de Philippe » : ce prince avait entrepris de reconstruire la ville (suite…)
Etre chrétien (et catholique surtout), c’est reconnaitre que la miséricorde de Dieu n’exclut personne a priori.
Dans la vie, il y a (eu) toujours quelqu’un ou quelque groupe social, religieux… qui se croit être supérieur aux autres, et d’avoir plus de droits. Ceci arrive non seulement pour les affaires temporels, mais aussi pour des questions spirituels. Dieu est miséricordieux envers moi, envers nous, mais il doit être juste, justicier envers les autres, les méchants, nos ennemis,…. L’Eglise a eu cette mission de porter la Bonne Nouvelle à tous puisqu’elle confesse un Dieu Père de tous, et par conséquent, tous deviennent frères/sœurs en Lui.
En ce 20ème dimanche du temps ordinaire, la succession chronologique des trois lectures est pleine d’enseignements qui nous demandent de revoir notre façon de considérer les personnes qui ne sont pas de nos cercles, de nos milieux. L’oracle prophétique qui nous est d’abord rappelé devrait irriter, sinon choquer les Juifs après l’exil. Voilà un peuple (suite…)
